Pagina:Zibaldone di pensieri V.djvu/104

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(2951-2952-2953) pensieri 97

queste idee e di fissarle nella propria mente; cioè di suddivider l’idea della voce, e stabilire nel proprio intelletto le idee separate delle di lei porzioni.

A noi già istruiti dell’alfabeto, niuna difficoltà reca il concepire determinatamente l’idea di ciascun suono di nostra voce, distintamente l’uno dall’altro. Ma supponghiamo, come ho detto, un uomo non istruito dell’alfabeto, quali sono i fanciulli e gl’illetterati, e senza insegnargli l’alfabeto, né dargliene veruna idea (s’é possibile che nel presente stato di cose un uomo, benché ignorante, niuna lontana e confusa idea possegga dell’alfabeto), comandiamogli ch’egli da se risolva la sua propria voce nei suoni che la compongono, e dica quanti e quali. Già questa sola proposizione moltissima luce gli darà, la qual non avevano i primi inventori dell’alfabeto, perocch’egli intenderà che la sua voce è composta di parti diverse l’una dall’altra, e concepirà l’idea della divisibilità della medesima. Idea difficilissima  (2952) a concepire, e molto piú quella, che tali parti si possano determinare ciascuna da se, e concepire distintamente l’una dall’altra. A ogni modo, dopo tutte queste idee preliminari, e dopo aver fatto cosí grandi e difficili passi verso l’invenzione dell’alfabeto, si può quasi certamente credere ch’egli in niun modo riuscirà né a trovare e concepire quali parti ed elementi compongano il suono della sua voce, né quando anche trovasse e concepisse la qualità e diversità scambievole di questi elementi, riuscirà a determinare e fermare appo se stesso l’idea di ciascuno di loro, non avendo i segni con cui significarli e rappresentarli distintamente a se stesso, ed a cui riferire le sue proprie idee, né formerà per niun modo il pensiero che siccome l’altre idee si rappresentano e determinano co’ vocaboli, e cosí determinate e rappresentate ad essi vocaboli si riferiscono, cosí anche quelle de’ suoni elementari si possano significare e determinare con altri segni, cioè con quelli dell’alfabeto, ed a questi riportare  (2953)

Leopardi. - Pensieri, V. 7