Pagina:Zibaldone di pensieri V.djvu/108

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(2958-2959-2960) pensieri 101

confessava che nella considerazion della lingua e nello investigare e spiegare l’invenzione della medesima, trovavasi in grandissimo imbarazzo, perché non sembra possibile una lingua formata innanzi a una società perfetta, né una società quasi perfetta innanzi all’uso d’una lingua già formata e matura.

Anzi, a rispetto dell’alfabeto, cresce sotto un certo riguardo la meraviglia. Perché idee chiare e distinte d’oggetti sensibili e sensibilmente distinti gli uni dagli altri si poterono avere anche senza l’uso delle parole, e trovate le parole a significar questi oggetti si poté col mezzo delle similitudini e delle metafore (principale  (2959) strada per cui tutte le lingue si accrebbero) nominare eziandio gli oggetti meno sensibilmente distinti fra loro, e quindi i meno sensibili, i meno chiaramente conceputi, e finalmente gl’insensibili e gli oscurissimi; e trovare il modo di significarli. Ma questa scala non ebbe luogo in ordine all’alfabeto, che è, come ho detto la lingua significante i suoni elementari. Tutti questi, benché cadano sotto i sensi, sono tuttavia cosí confusi, legati, stretti, incorporati gli uni cogli altri nella pronunzia della favella, cosí lontani dall’essere in modo alcuno sensibilmente distinti, e la loro diversità scambievole è cosí difficile a notare, ch’ella è quasi fuor del dominio de’ sensi, e la difficoltà di concepire l’idea chiara e distinta di ciascuno di loro senza i segni, e di trovarne i segni senz’averne conceputo le chiare e distinte idee, non è quasi aiutata da verun rispetto, né fu potuta vincere gradatamente, ma quanto alla parte principale e alla somma dell’invenzione, essa difficoltà fu dovuta necessariamente vincere tutta in un tratto. Questa  (2960) invenzione, per dirlo brevemente, apparteneva tutta all’analisi; è di natura sua tutta opera ed effetto di questa; richiedeva essenzialmente la risoluzione negli ultimi e semplicissimi elementi, le quali cose sono appunto le piú difficili all’umano