Pagina:Zibaldone di pensieri V.djvu/107

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100 pensieri (2956-2957-2958)

di aiutar con essi nomi il pensiero, e di far ch’essi suoni si potessero insegnare separatamente dall’alfabeto scritto, ed esser saputi, conosciuti distintamente e costantemente ritenuti da quelli che non conoscessero i caratteri né potessero in niun modo leggere. Certo i fanciulli  (2957) oggidí non prima imparano a distinguere i suoni del proprio lor favellare che ad intendere i caratteri che li significano, né la distinta cognizione e idea di quelli è nelle menti loro per alcun tempo scompagnata dalla cognizione e dalla idea di questi.

Per le quali ragioni io dissi di sopra (p. 2953) che noi colla nostra mente rapportiamo sempre ciascun suono elementare della favella al corrispondente carattere dell’alfabeto, quante volte concepiamo nella mente nostra la distinta idea di qualsivoglia dei detti suoni; e non dissi al nome o vocabolo de’ medesimi.

Con queste considerazioni fra l’altre, e per questa via, si può facilmente comprendere e sentire che l’invenzione dell’alfabeto fu, si può dire, così difficile, ed è così maravigliosa come fu ed è l’invenzione della lingua. Perocché quel medesimo che dee farci maravigliare intorno alla lingua, cioè come sienosi potute avere idee chiare e distinte senza l’uso delle parole, e come inventar  (2958) le parole senza avere idee chiare e distinte alle quali applicarle, questa medesima meraviglia ha luogo in proposito dell’alfabeto. Potendosi appena concepire come questo abbia potuto preceder le idee chiare e distinte de’ suoni elementari, o come tali idee abbiano potuto essere innanzi alla cognizione de’ segni che li figurano. Onde si può applicare all’alfabeto quel detto di Rousseau il quale


    cazione indipendente affatto dal suono della rispettiva lettera e son parole della lingua, né hanno relazione alcuna tra loro, né colla rispettiva lettera altro che il cominciare appunto per essa, come alèf, dottrina; beth, casa ec.