Pagina:Zibaldone di pensieri V.djvu/111

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104 pensieri (2963-2964-2965)

perch’essi veggono con piú piacere una donna che un uomo. Ma le donne diranno al contrario. Queste qualità non hanno a far niente col bello filosoficamente definito. Esse spettano alla considerazione del piacere che nasce dall’inclinazione,  (2964) la quale può ben essere universale in una specie, ed anche in tutte le specie, perché può esser naturale e innata. Le idee son quelle che non possono essere innate. E il piacere che reca la vista della gioventú è una sensazione pura, non un’idea, né deriva da un’idea. Che ha dunque che fare col bello ideale? Questo non può essere che un’idea. Il caldo, il freddo, l’amaro, il dolce, che niuno chiama belli né brutti, appartengono alla categoria della gioventú. L’effetto ch’essi producono nell’uomo o nell’animale, in quanto esso effetto è attualmente piacevole o dispiacevole, non è idea ma sensazione. Dunque non è né bello né brutto. Cosí né piú né manco l’effetto che produce nell’uomo o nell’animale la vista della gioventú. Il cieco nato, adunque, che vede per la prima volta una persona giovane e trova la gioventú piacevole a vedere, non prova l’effetto di niuna bellezza, ma di una qualità che la natura ha fatto esser piacevole a vedere  (2965) come il dolce a gustare. Egli non giudica allora, ma sente. Se dipoi sopra questa sensazione egli fonda e forma un giudizio e un’idea, come gli uomini sempre fanno, questa è venuta dalla sensazione, e non da un’idea innata, cioè da quella del bello che si suppone ideale. Bensí quella sensazione, in quanto piacevole, è venuta da una qualità innata e naturale in quel cieco, ma questa qualità non è un’idea; essa è una inclinazione e disposizione, né deriva né risiede né spetta punto per se all’intelletto. Nel quale, e non altrove, dovrebbe esistere e risiedere il bello ideale, s’egli esistesse. E nell’intelletto quindi debbono accadere gli effetti del vero bello veduto, e non altrove; e da esso derivarne le sensazioni. Ma nel caso