Pagina:Zibaldone di pensieri V.djvu/162

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(3049-3050-3051) pensieri 155

scrittura; elle possono, anzi debbono avere quando il piú quando il meno, sí dentro una medesima, come in diverse composizioni e generi; elle possono esser differenti da se medesime, secondo le scritture e le parti e circostanze  (3050) e occasioni di queste, anzi elle né deggiono né possono altrimenti. Ma la chiarezza e la semplicità non denno aver mai né il piú né il meno; in qualsivoglia genere di scrittura, in qualsivoglia stile, in qualsivoglia parte di qualsisia componimento, elle, non solo non hanno a mancar mai pur un attimo, ma denno sempre e dovunque e appresso ogni scrittore esser le medesime in quanto a se (benché con diversi mezzi si possono procurare e dar loro diversi aspetti e diverse circostanze), sempre della medesima quantità, per cosí dire, e sempre uguali a se stesse nell’esser di chiarezza e semplicità e nell’intenzione di questo essere (26 luglio 1823, dí di S. Anna).


*    È ben difficile scrivere in fretta con chiarezza e semplicità; piú difficile che con efficacia, veemenza, copia, ed anche con magnificenza di stile. Nondimeno la fretta può stare colla diligenza. La semplicità e chiarezza se può star colla fretta, non può certo star colla negligenza. È bellissima nelle scritture un’apparenza di trascuratezza, di sprezzatura, un abbandono, una quasi noncuranza.  (3051) Questa è una delle specie della semplicità. Anzi la semplicità piú o meno è sempre un’apparenza di sprezzatura (benché per le diverse qualità ch’ella può avere non sempre ella produca nel lettore il sentimento di questa sprezzatura come principale e caratteristico) perocch’ella sempre consiste nel nascondere affatto l’arte, la fatica e la ricercatezza. Ma la detta apparenza non nasce mai dalla vera trascuratezza, anzi per lo contrario da moltissima e continua cura e artifizio e studio. Quando la negligenza è vera, il senso che si prova nel legger lo scritto è quello dello stento, della fatica, dell’arte,