Pagina:Zibaldone di pensieri V.djvu/185

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178 pensieri (3087-3088-3089)

della proporzione, e piuttosto ne lodano l’eccesso che il difetto. E quando ne condannano l’eccesso, lo condannano solo in quanto eccesso, non in quanto di delicatezza, né in quanto opposto alla grossezza e rozzezza; laddove l’uomo naturale, condannando la soverchia robustezza non la condanna come robustezza, ma come soverchia secondo le proporzioni ch’egli osserva nel generale.  (3088)

Ecco dunque l’idea universale di tutte le nazioni ed epoche civili circa il bello umano (ch’é pur quel bello intorno a cui gli uomini convengono naturalmente piú che intorno alcun altro) dirittamente opposta a quella dell’uomo naturale, quanto alla parte che abbiamo considerata. Dicasi ora che l’idea del bello è naturale ed insita, non che universalmente conforme, eterna, immutabile.

E in questa differenza d’idee che abbiamo notata, qual è piú conforme alla natura umana, piú derivante dalla natura, e (se qui avesse luogo la verità) qual è piú vera, piú giusta, piú ragionevole? Certo quella dell’uomo naturale. Dunque non si dica, come diciamo di tanti altri in tante occasioni, ch’egli non concorda con noi circa il bello, perché non ne ha il fino senso, né la mente atta a concepire il vero bello ideale (il che noi diremo, cred’io, ancora degli etiopi, il cui bello ideale umano è nero e non bianco, rincagnato, di labbra grosse, lanoso). Come mai può esser bella in una  (3089) specie di animali la debolezza, la pigrizia? E pur tale ella è nell’uomo appo tutte le nazioni civili, perocché la delicatezza non è senza l’una e l’altra, e da esse fisicamente nasce, e le dimostra necessariamente all’intelletto.

Sentimento e giudizio degli uomini di campagna circa la bellezza umana e la delicatezza. - Il qual sentimento e giudizio è certamente per le dette ragioni piú giusto del nostro. Del nostro, uomini di fino senso e gusto, e profondi conoscitori del bello, è piú