Pagina:Zibaldone di pensieri V.djvu/189

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182 pensieri (3095-3096)

posti potero, subero ec. furono originariamente futuri del congiuntivo (5 agosto 1823).


*    Riprendono nell’Iliade la poca unità, l’interesse principale che i lettori prendono per Ettore, il doppio Eroe (Ettore ed Achille), e conchiudono che se Omero nelle parti è superiore agli altri poeti, nel tutto però preso insieme, nella condotta del poema, nella regolarità è inferiore agli altri epici, particolarmente a Virgilio. Certo se potessero esser vere regole di poesia quelle che si oppongono al buono e grande effetto della medesima e alla natura dell’uomo, io non disconverrei da queste sentenze. 1

Omero fu certamente anteriore alle regole del poema epico. Anzi esse da’ suoi poemi furono cavate. Considerandole dunque come cavate e dedotte da’ suoi poemi, e fondate sull’autorità di Omero, e principalmente dell’Iliade, dico che  (3096) chi ne le trasse prese abbaglio, e che d’allora in poi, fino al dí d’oggi, s’ingannarono e s’ingannano tutti quelli che le seguirono o le sostennero, o le seguono o sostengono (ciò sono tutti i litteratores) come appoggiate sull’esempio di Omero: perché quest’esempio non sussiste, e dalla forma della Iliade non nascevano e non si potevano cavar quelle regole. Considerandole poi come indipendenti da Omero, come sussistenti da se, e supponendo (il che non è vero) ch’elle sieno il parto della ragione e della speculazione assoluta, dico senza tergiversazione che Omero, siccome non le conobbe, cosí neanche le seguí, ma seguendo la natura, molto miglior maestra delle Poetiche e de’ Dottori di scuola e delle teorie, s’allontanò effettivamente da esse regole; ed aggiungo che queste sono errate da chiunque le immaginò, perché incompatibili colla natura del-

  1. In proposito delle cose contenute nel séguito di questo pensiero vedi la p. 470, capoverso 2.