Pagina:Zibaldone di pensieri V.djvu/253

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246 pensieri (3206-3207-3208)

gono né gli uomini naturali fra loro, né gli spiriti incorrotti e semplici come quelli de’fanciulli, e quindi ch’essa idea non si trova una in natura; e che d’altronde gli uomini cólti, savi, esercitati, profondi;  (3207) gli artisti medesimi e i poeti ec. disconvengono circa il bello, ed anche in cose essenziali, piú o meno, secondo la differenza delle nazioni, climi, opinioni, assuefazioni, costumi, generi di vita, secoli; disconvengono, dico, eziandio bene spesso dove credono di convenire (perocché tra loro non s’intendono); disconvengono tra loro, e dai fanciulli e dagli uomini o naturali o ignoranti; e che tali differenze circa l’idea del bello si trovano fra individuo e individuo in una stessa nazione, si trovano in un medesimo individuo in diverse età e circostanze, si trovano, e costantemente, fra nazione e nazione, clima e clima, secolo e secolo, civili e non civili; si trovano fra barbari e barbari, dotti e dotti, ignoranti e ignoranti, selvaggi e selvaggi, cólti e cólti, piú e men barbari, piú e men civili, fanciulli e fanciulli, adulti e adulti, intendenti e intendenti, artisti ed artisti, speculatori e speculatori, filosofi e filosofi; dimostrato, dico, tutto questo, come ho già fatto in molti luoghi, viene a esser provato che il bello ideale, unico, eterno, immutabile, universale è una chimera, poiché né la natura l’insegna o lo mostra, né i filosofi o gli artisti l’hanno mai scoperto o lo scuoprono, a forza di osservazioni  (3208) e di cognizioni, come si sono scoperte e si scuoprono le altre idee stabili e invariabili appartenenti alle scienze del vero ec. ec. (20 agosto 1823).


*    Che quello che nella musica è melodia, cioè l’armonia successiva de’ tuoni, o vogliamo dire l’armonia nella successione de’ tuoni, sia determinata, come qualsivoglia altra armonia, ovver convenienza dall’assuefazione o da leggi arbitrarie; osservisi che le melodie musicali non dilettano i non intendenti, se non quanto