Pagina:Zibaldone di pensieri V.djvu/261

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254 pensieri (3220-3221)

sieno per gl’intendenti e rispetto all’arte, non sono in verità punto rare, né difficili a inventarsi, e di esse si compone la massima parte di qualsivoglia opera musicale, non solo antica e classica, ma moderna italiana eziandio, benché le moderne italiane abbiano, come ho detto, piú melodia popolare che le antiche e straniere; cioè maggiormente seguano le assuefazioni de’ nostri orecchi, ed un piú gran numero delle loro melodie contraffacciano o imitino, o in tutto o in qualche parte o nel motivo somiglino le successioni di tuoni e note, a cui sono assuefatti generalmente gli uditori. E in verità se non fosse la memoria, che anche involontariamente e inavvertitamente subentra a pigliar parte nella composizione, piú difficile sarebbe forse al compositore l’abbattersi a trovar melodie non popolari già da altri trovate che non il trovarne delle nuove, conformi alle regole musicali.

Certo è che la principale, anzi la vera arte degl’inventori di musica, e il vero, proprio, musicale e grande effetto delle loro invenzioni, allora solo si manifesta ed ha luogo quando le loro melodie son tali che il popolo e generalmente tutti gli uditori ne sieno colpiti e maravigliati come di  (3221) melodia nuova, e nel tempo medesimo, per essere in verità assuefatti a quelle tali succcessioni di tuoni, sentano al primo tratto ch’ella è melodia. Il qual effetto, proprio, anzi solo proprio della vera vera musica, e solo grande, solo vivo, solo universale, non altrimenti si ottiene che coll’adornare, abbellire, giudiziosamente e fino al debito segno variare, nobilitare, per dir cosí, nuovamente fra loro congiungere e disporre, presentare sotto un nuovo aspetto le melodie assolutamente e formalmente popolari, e tolte dal volgo, e le varie e sparse forme di successioni di note, che gli orecchi generalmente conoscono, e vi sono assuefatti. Non altrimenti che il poeta, l’arte del quale non consiste già principalmente nell’inventar cose affatto ignote