Pagina:Zibaldone di pensieri V.djvu/265

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258 pensieri (3227-3228)

quelli che si leggono della greca, è da considerarsi che l’uomo oggidí è disposto in modo da non lasciarsi mai veementemente muovere a nessuna parte; che, analogamente a questa generale disposizione, neanche le melodie assolutamente popolari d’oggidí, son tali né di tal natura che possano facilmente ricevere dal compositore una forma da produrre in veruno animo un piú che tanto effetto; e che in ultimo i compositori non iscelgono né quelle melodie popolari o parti di esse che meglio si adatterebbero alla forza e profondità dell’effetto, né in quelle che scelgono, ci adoprano quei mezzi che si richieggono a produrre un effetto simile, né cosí le lavorano e dispongono come converrebbe per tal uopo: e ciò non fanno perché nol vogliono e perché nol sanno. Nol sanno, perché privi essi medesimi d’ispirazione veramente sublime e divina, e di sentimenti forti e profondi nel comporre in qualsiasi genere, non possono né scegliere né usar lo scelto in modo da  (3228) produr negli uditori queste siffatte sensazioni ch’essi mai non provarono né proveranno. Nol vogliono, perché, appunto non conoscendo tali sensazioni, nulla o ben poco le stimano, né altro fine si propongono che il diletto superficiale e il grattar gli orecchi, al che di gran lunga pospongono le grandi e nobili e forti emozioni, di cui mai non fecero esperimento. Ma che maraviglia? quando gli antichi musici erano i poeti, quegli stessi che per la sublimità de’ concetti, per la eleganza e grandezza dello spirito brillano nelle carte che di loro ci rimangono, o perdute queste coi ritmi da loro inventati e applicativi, vivono immortali i loro nomi nella memoria degli uomini, e ciò talora eziandio per egregi e magnanimi fatti? E quando all’incontro i moderni musici, stante le circostanze della loro vita e delle moderne costumanze a loro riguardo, sono per corruzione, per delizie, per mollezza e bassezza d’animo il peggio del peggior secolo che nelle storie si conti? la feccia della feccia