Pagina:Zibaldone di pensieri V.djvu/314

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(3305-3306-3307) pensieri 307

o naturalmente o per circostanze, qual è maggiore qual è minore, non in se, ma rispetto agli uomini e agli animali, insomma agli esseri che li provano, e ne’ quali essi diletti nascono ed hanno l’essere.

Tale sarebbe stato l’uomo in natura per rispetto alla donna, e la donna per rispetto all’uomo. Ma introdotto l’uso de’ vestimenti (e di piú que’ costumi e quelle leggi fattizie ed arbitrarie di società che impediscono o difficultano il tòrli di mezzo quando si voglia ed occorra), la donna all’uomo (massime al giovane inesperto) e l’uomo alla donna sono divenuti esseri quasi misteriosi. Le loro forme nascoste hanno lasciato luogo all’immaginazione di chi le mira cosí vestite. Per l’altra  (3306) parte l’inclinazione e il desiderio naturale dell’un sesso verso l’altro non ha, per questo cangiamento di circostanze esteriori, potuto né cessare né scemare nel genere umano, niente piú che negli altri animali. L’uomo dunque (e cosí la donna verso l’uomo) si è veduto sommamente e sopra tutte le cose trasportato, com’ei fu sempre, verso un essere il quale non piú, come prima, se gli rappresentava e se gli era sempre rappresentato dinanzi tutto aperto e palese, e tale e tanto, quale e quanto esso è; ma verso un essere quasi tutto a lui nascosto, un essere che sin dalla sua nascita non se gli è rappresentato né agli occhi né al pensiero, o non suole rappresentarsegli, che velato tutto e quasi arcano. Ecco da una circostanza cosí estrinseca, cosí accidentale, cosí removibile, com’é quella de’ vestimenti, mutato affatto, massime nella fanciullezza e nella prima gioventú, il carattere e le qualità dell’un sesso rispettivamente all’altro. La vista, il pensiero, la conversazione di  (3307) questo essere sopra tutti e invincibilmente amato e desiderato, ma le cui forme non cadono (almeno abitualmente) sotto i suoi sensi, e che per conseguenza, essendone celate le forme (che sono sí gran parte e dell’uomo e d’ogni cosa),