Pagina:Zibaldone di pensieri V.djvu/417

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410 pensieri (3476-3477)

giate le quali cose non resta quasi nulla, e le loro sentenze scompagnate dal loro modo di significarle paiono le piú ordinarie, le piú trite, le piú popolari cose del mondo. Veramente i pensieri degli antichi, piú o meno, son persone del volgo; detratta la veste, se le loro forme non appaiono rozze, certo paiono ordinarie, e di quelle che per tutto occorrono, senza nulla di peregrino, nulla che inviti l’occhio a contemplarle, anzi neppure a guardarle, nulla insomma né di singolare né di pregevole. Nelle opere moderne all’opposto tutto è pensieri e persona; stile nulla; vesti cosí dozzinali che piú non potrebbero essere. E perciò appunto è necessario che le opere classiche antiche tradotte perdano tutto o quasi tutto il loro pregio, cioè quello dello stile, perché i moderni non hanno di gran lunga l’arte dello stile che gli antichi ebbero, né possono nelle loro traduzioni conservare ad esse opere il detto pregio ec. Ma non conservando lor questo, niuno altro gliene posson lasciare che vaglia la pena della lettura, e che distingua gran fatto esse opere dalle piú volgari e mediocri, massime le morali, filosofiche ec. So che la volgarità de’ pensieri negli antichi da molti è considerata come relativa a noi, che sappiam tanto di piú; ma  (3477) io dico che si fa torto all’antichità, allo spirito e alla ragione umana universale, se non si crede che questa volgarità, almen quanto a grandissima parte d’essi pensieri, non sia assoluta, o non fosse volgarità anche al tempo degli scrittori che gli esposero (19 settembre 1823).


*    Sonito da sono as, continuativo o frequentativo (se però non è dal nome sonitus), ma d’incerta fede. Forcellini (20 settembre 1823).


*    Contentus a um (onde contentare italiano, contenter francese ec.) non è in origine che un participio bello e