Pagina:Zibaldone di pensieri V.djvu/73

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66 pensieri (2901-2902-2903)

gli altri esseri sono felici o non sono infelici durando nel naturale stato. Sicché la natura in ordine all’uomo non ha violato per niun conto né trapassato le sue universali leggi, che ciascuno essere abbia nella sua propria essenza immediatamente quanto abbisogna alla felicità che gli conviene, e nulla che per se lo sforzi alla infelicità. Ma l’eccessiva o, diciamo meglio, la suprema conformabilità e organizzazione dell’uomo, che lo rende il piú mutabile e quindi il piú corruttibile di tutti gli esseri terrestri, lo rende eziandio per conseguenza il piú infelicitabile, benché non lo renda per se stessa e naturalmente infelice, cioè lo rende il  (2902) piú disposto a potersi, e piú d’ogni altro essere, allontanare dal suo stato naturale, e quindi dalla sua propria perfezione e quindi dalla sua felicità; perch’essa stessa conformabilità umana è piú d’ogni altra disposta e facile a poter perdere il suo primitivo stato, uso, operazioni, applicazioni e simili. Talché difficilmente l’uomo si conserva in effetto nel suo naturale e primitivo stato, e però difficilmente si salva in fatti dalla infelicità. Stante le quali considerazioni, e stante appunto la somma conformabilità e organizzazione dell’uomo, metafisicamente considerata in ordine alla vera e metafisica perfezione, diremo che l’uomo è il piú imperfetto degli esseri terrestri, anche per natura, in quanto però solamente ella è naturale in lui una disposizione maggiore che in qualunqu’altro essere a perdere il suo stato e la sua perfezione naturale. Niuna imperfezione, neppure in ordine all’uomo, si può trovare propriamente nella natura; l’uomo non è imperfetto né in natura, né per natura; anzi, se volete, in natura e per natura egli è il piú perfetto degli esseri, ma  (2903) in natura e per natura egli è piú di tutti disposto a divenire imperfetto; e ciò per ragione appunto della somma sua perfezione naturale; come quelle macchine o quei lavorii compitissimi e perfettissimi, che per