Pagina:Zibaldone di pensieri V.djvu/87

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80 pensieri (2923-2924)

usanze. Cosí tutti i popoli civili che non sono nazioni (9 luglio 1823).


*    Bisogna (far grande stima) avere una grande idea di se stesso, per esser capace di sacrificar se stesso. Chi non ha molta e costante stima di se medesimo, non è buono all’amor vero, né capace del dévouement e del totale sacrifizio ch’egli esige ed ispira (9 luglio 1823).


*    Il verbo avere in senso di essere, usato impersonalmente dagl’italiani, da’ francesi, dagli spagnuoli, talora eziandio personalmente dagl’italiani (vedi il Corticelli), non è altro che il latino se habere (il qual parimente vale essere), omesso il pronome. Il volgo latino dovette dire, per esempio, nihil hic se habet, qui non si ha nulla, cioè non v’è; poi, lasciato il pronome, nihil hic habet, qui non v’ha nulla. Cicerone: Attica belle se habet col pronome, e altrove: Terentia minus belle habet: ecco lasciato figuratamente il pronome nella stessa frase (Forcellini in Belle). Bene habeo, bene habemus, bene habent tibi principia sono  (2924) tutte locuzioni ellittiche per l’omissione del pronome se, nos, me. Bene habet, optime habet, sic habet; ecco, oltre l’omission del pronome se, anche quella del nome res. Onde avviene che in queste locuzioni, che intere sarebbero bene se res habet, sic se res habet, il verbo habere per le dette ellissi venga a trovarsi impersonale. Ed ecco nel latino il verbo habere in significato di essere, neutro assoluto, cioè senza pronome, e impersonale. Quis hic habet? chi è qui? In questo e negli altri luoghi dove il verbo habere sta per abitare in significato neutro, esso verbo non vale propriamente altro che essere; e habitare altresí, ch’é un frequentativo o continuativo di habere, sempre che ha senso neutro, sta per essere. E questa forma è tutta greca: giacché presso i greci ἒχειν, la metà