Pagina:Zibaldone di pensieri VI.djvu/220

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(3830-3831) pensieri 215

e letteratura moderna, di filosofia ec.; circa la condizione in cui si troverebbe oggidí un grande e perfettamente cólto ingegno italiano, la necessità che avrebbe di crearsi una lingua, di creare una letteratura ec., il come e quale gli converrebbe crearle, e con quali avvertenze ec. ec., tutto con lievi e accidentali diversità intendo altresí dirlo degli spagnuoli. E viceversa la considerazione di questi può e dee molto servire, sí a noi, sí anche agli stranieri, per giudicare e formarsi una giusta idea dello stato d’Italia e degl’ingegni italiani (se ve ne fossero) rispetto alla lingua, letteratura, filosofia ec. Le lingue e letterature italiana e spagnuola, le piú conformi forse del mondo per mille altri titoli, come ho mostrato altrove (e cosí le nazioni ec.), lo sono altresí per la loro storia, e pel loro stato presente e passato ec. Ed altrimenti infatti non avrebbero avuto fra loro quelle conformità intrinseche che hanno, o certo non in tal grado, né cosí durevolmente ec. ec. (4 novembre 1823).


*    Alla p. 3830, fine. Sicché di ciascun verbo in asco si può sicuramente dire che viene da un verbo della prima, e non d’altra coniugazione, della quale è segno caratteristico l’a precedente la desinenza in sco; e cosí rispettivamente dite de’ verbi  (3831) in esco ed isco ec. (se pur non v’ha qualche verbo in sco che non sia incoativo, neppur per origine (giacché per significato ed uso molti nol sono o nol sono sempre, come altrove dico), il quale sarebbe fuori del nostro discorso). Pasco è certamente da un antico pare da πάω (e non da βόσκω, come dubita il Forcellini in Pasco principio), come l’antico poo da πόω, e altri tali di cui altrove sparsamente ed insieme. Dimostralo sí la sua desinenza in asco, sí il perfetto pavi, affatto anomalo rispetto a pasco e rispetto alla sua coniugazione, cioè alla terza, perché tolto in prestito da quell’antico verbo della prima, di cui è proprio.