Pagina:Zibaldone di pensieri VI.djvu/294

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(3913-3914) pensieri 289

l’idea dell’oggetto amabile, considerato nel detto modo, cominciò necessariamente ad avere del misterioso, congiungendosi in essa idea la considerazion dello spirito a quella del corpo; e acquistando di mano in mano la prima considerazione sopra la seconda, sempre piú misteriosa ne dovea divenire l’idea dell’oggetto amato, sino ad aver finalmente piú del mistico, dell’incerto e del vago, che del chiaro e determinato. Cosí i sentimenti e le idee che appartengono alla passion dell’amore pigliarono sempre piú dell’indefinito a proporzion della civilizzazione (e quindi essa passione divenne, non v’ha dubbio, incomparabilmente piú dilettosa); tanto che, quantunque il principio dell’amore sia quel medesimo necessariamente oggi che fu ne’ primitivi, che è ne’ selvaggi, che è e fu sempre ne’ bruti, ed altrettanto materiale e animale, nondimeno essa passione, adunando in se lo spirituale col materiale, è divenuta cosí diversa da quelle, che certo l’amor propriamente sentimentale non sembra aver nulla che fare né coll’amore de’ selvaggi, né con quello de' bruti, ma essere di natura e di principio e di origine affatto diverso e distinto. Ed oggidí anche l’amore il meno platonico e il piú sensuale pur tiene necessariamente nelle sue idee e ne’ suoi sentimenti assaissimo dello spirituale, e quindi dell’immaginoso, e quindi del vago e dell’indefinito; e nell’oggetto amato  (3914) o goduto o amabile anche la persona piú brutale sempre considera alquanto e in qualche modo una parte occulta di esso oggetto che accompagna ed anima e strettamente appartiene, abbraccia ed è congiunta a quella parte e a quelle membra che egli desidera, o ch’ei si gode, o ch’ei riguarda come amabili e desiderabili; perché in fatti quella parte vi è, ed ha grandissima parte nell’essere di quell’oggetto, e l’interno è una grandissima porzione di questo, per brutale o insensato che anch’esso si sia; e l’amante il vede assai bene tuttodí. Parlo di oggetti amati e