Pagina:Zibaldone di pensieri VI.djvu/333

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
328 pensieri (3956-3957)

evidentemente appartenere a un nome della quarta ec. (8 decembre 1823, festa della Concezione).


*    Italianismi nello spagnuolo, del che altrove. Quizà (cioè forse) voce che fino ne’ vocabolari del seicento si dà per antica (bench’io la trovo in uso, anche frequente, presso i moderni eziandio). Pretto e manifesto italianismo, sí per la forma (in ispagnuolo si direbbe quien sabe?), sí pel significato, poiché anche noi, massime nel linguaggio parlato, e questo familiare, usiamo non di rado chi sa? chi sa che non, chi sa se ec. per forse o in sensi simili (8 decembre, festa della immacolata Concezione di Maria, 1823).


*    Si dice con ragione, massime delle cose umane e terrene, che tutto è piccolo. Ma con altrettanta ragione si potrebbe dire, anche delle menome cose, che tutto è grande, parlando cioè relativamente, come ancor parlano quelli che chiamano tutto piccolo, perché né piccola né grande non è cosa niuna assolutamente. Sicché non è per vero dire né piú ragionevole né piú filosofico il considerare qualsivoglia cosa umana o qualunque, come piccola, che il considerare essa medesima cosa come grande, e grandissima ancora, se cosí piace. E ben vi sono quasi altrettanti aspetti e riguardi, tutti egualmente  (3957) degni di filosofo, altrettanti, dico, per la seconda affermazione che per la prima. Ed anche il mondo intero e universo e tutta la università delle cose o esistenti o possibili o immaginabili, a paragone di cui chiamiamo piccole e menome le cose umane, terrene, sensibili, a noi note, e simili, può nello stesso modo esser considerata come piccola e menoma cosa, e d’altro lato come grande e grandissima. Niente manco che mentre delle cose umane si chiamano piccole verbigrazia quelle degli oscuri privati a paragone di quelle de’ vastissimi e potentissimi regni, e nondimeno queste, ancora gran-