Pagina:Zibaldone di pensieri VII.djvu/10

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(4083-4084) pensieri 5



*   Ἐξ ἀρχῆς εὐθὺς. Luciano, Opera, 1687, t. I, p. 728 (30 aprile 1824).


*    Al detto altrove circa il nostro uso italiano di adoperare pleonasticamente e per idiotismo e grazia di lingua il pronome si, mi, ti dativo, uso che abbiamo pur trovato nell’antico e familiare latino, aggiungi che noi italiani adoperiamo detto pronome in molti verbi neutri o attivi, che quando sono congiunti con esso, mal si chiamano da’ grammatici e vocabolaristi, neutri passivi, come dimenticare che anche si dice dimenticarsi col genitivo o accusativo o col che ec., immaginare che anche si dice immaginarsi coll’accusativo o col che ec. Questi verbi col si che sono moltissimi, non sono punto neutri passivi,  (4084) perché il si in essi non è accusativo, e però non indica passione né transizione dell’azione nel soggetto stesso che la fa, ma è dativo e assolutamente ridondante per grazia di lingua, come in latino il sibi, onde essi verbi col si restano quali sono senza di esso, neutri assoluti o attivi, e non sono neutri passivi piú di quello che sia neutro passivo andarsi o andarsene, starsi o starsene e simili. E però quando i detti verbi sieno attivi, accoppiati col si, non debbono, per esempio nel piú che perfetto, fare io me l’era immaginato, come è regola de’ neutri e de’ neutri passivi, ma io me lo aveva immaginato, io me lo aveva dimenticato, perché quivi il verbo è tanto attivo quanto se senza il pronome si, mi, ti, che nulla altera e nulla vale in questi casi, si dicesse io l’aveva dimenticato ec. E cosí in fatti scrivono i buoni scrittori, cioè io me lo aveva immaginato ec., e cosí si dee scrivere, né piú né meno che in quei verbi attivi in cui il pronome si, ti, mi ha vero significato, come, per esempio, io mi avea fabbricata una casa, cioè avea fabbricata una casa a me. Ma moltissime e forse le piú volte sbagliano in questo anche gl’intendenti,