Pagina:Zibaldone di pensieri VII.djvu/102

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(4167-4168) pensieri 97



*    Molti divengono insensibili alle lodi, e restano però sensibili al biasimo ed al ridicolo, sensibilità che essi perdono assai piú tardi o non mai. E ben piú difficilmente si perde questa sensibilità che quella. Certamente poi niuno si trova che, essendo sensibile alle lodi, sia insensibile ai biasimi, alle censure, alle male voci o calunnie, ai motteggi; bensí viceversa si trovano molti. Tanto, anche nelle cose puramente sociali, la facoltà di provar piacere è nell’uomo piú caduca e piú limitata che quella di sentir dispiacere (Bologna, 9 marzo 1826).  (4168)


*    Pece-pegola, impegolare ec.


*    Maledetto, esecrato, odiato, abbominato, abborrito ec. per degno di maledizione ec., o che suole essere maledetto ec.; e vedi Forcellini. E per contrario amato, desiderato, sospirato ec.


*    Alla p. 4137. L’uomo tende ad un fine principale e unico. Ogni suo atto volontario o di pensiero o d’opera è indirizzato a questo fine. Questo fine è dunque il suo sommo bene. E questo sommo bene che è? Certamente la felicità. Sin qui tutti i filosofi sono d’accordo, antichi e moderni. Ma che è, ed in che consiste, e di che natura è la felicità conveniente e propria alla natura dell’uomo, desiderata sommamente e supremamente, anzi per verità unicamente, dall’uomo, cercata e procacciata continuamente dall’uomo? Che cosa è per conseguenza il sommo bene dell’uomo, il fine dell’uomo? Qui non v’è setta, non v’è filosofo, né tra gli antichi né tra i moderni, che non discordi dagli altri. Sonovi alcuni che si maravigliano di tanta discordia dei filosofi in questo punto, dopo tanta loro concordia nel rimanente. Ma che maraviglia? Come trovare, come determinare quello che non esiste, che non ha natura né essenza alcuna, ch’è un ente di ra-

Leopardi.Pensieri, VII. 7