Pagina:Zibaldone di pensieri VII.djvu/65

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60 pensieri (4136-4137)

il quale altresí non è in natura. Non sono naturali molte medicine, ma come non sono in natura quei morbi a cui elle rimediano, può ben essere ch’elle sieno convenienti all’uomo, posti quei morbi. La distruzione delle illusioni, quantunque non naturali, ha distrutto l’amor di patria, di gloria, di virtú ec. Quindi è nato, anzi rinato, uno universale egoismo. L’egoismo è naturale, proprio dell’uomo: tutti i fanciulli, tutti i veri selvaggi sono pretti egoisti. Ma l’egoismo è incompatibile colla società. Questo effettivo ritorno allo stato naturale per questa parte, è distruttivo dello stato sociale. Cosí dicasi della religione, cosí di mille altre cose. Conchiudo che la filosofia, la quale sgombra dalla vita umana mille errori non naturali che la società aveva fatti nascere (e ciò naturalmente), la filosofia, la quale riduce gl’intelletti della moltitudine alla purità naturale, e l’uomo alla maniera naturale di pensare e di agire in molte cose, può essere, ed effettivamente è, dannosa e distruttiva della società, perché quegli errori possono essere, ed effettivamente sono, necessari alla sussistenza e conservazione della società, la quale per l’addietro gli ha sempre avuti in un modo o nell’altro, e presso tutti i popoli; e perché quella purità e quello stato naturale, ottimi in se, possono esser pessimi all’uomo, posta la società; e questa può non poter sussistere in compagnia loro, o sussisterne in pessimo modo, come avviene in fatti al presente (18 aprile 1825).


*    Αὐτίκα per luego. Vedi Toup. ad Longin., sect. 23, init.


*    Σακκία ἁδρά. Vedi ib., p. 229, fine. Diminutivo positivato (27 aprile 1825).  (4137)


*   Alla p. 4134. Siccome la felicità non pare possa sussistere se non in esseri senzienti se medesimi,