Pagina:Zibaldone di pensieri VII.djvu/112

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
(4176-4177) pensieri 107

strappata via. Intanto tu strazi le erbe co’ tuoi passi; le stritoli, le ammacchi, ne spremi il sangue, le rompi, le uccidi. Quella donzelletta sensibile e gentile va dolcemente sterpando e infrangendo steli. Il giardiniere va saggiamente troncando, tagliando membra sensibili, colle unghie, col ferro (Bologna, 19 aprile 1826). Certamente queste piante vivono; alcune perché le loro infermità non sono mortali, altre perché ancora con malattie mortali, le piante, e gli animali altresí, possono durare a vivere qualche poco di tempo. Lo spettacolo di tanta copia di vita all’entrare in questo giardino ci rallegra l’anima, e di qui è che questo ci pare essere un soggiorno di gioia. Ma in verità questa vita è trista e infelice, ogni giardino è quasi un vasto ospitale (luogo ben piú deplorabile che un cemeterio), e se questi esseri  (4177) sentono o, vogliamo dire, sentissero, certo è che il non essere sarebbe per loro assai meglio che l’essere (Bologna, 22 aprile 1826).


*    Avisé per accorto ec. Être osé per oser. Voltaire.


*    Il piacere delle odi di Anacreonte è tanto fuggitivo, e cosí ribelle ad ogni analisi, che per gustarlo bisogna espressamente leggerle con una certa rapidità, e con poca o ben leggera attenzione. Chi le legge posatamente, chi si ferma sulle parti, chi esamina, chi attende, non vede nessuna bellezza, non sente nessun piacere. La bellezza non istà che nel tutto, sí fattamente che ella non è nelle parti per modo alcuno. Il piacere non risulta che dall’insieme, dall’impressione improvvisa e indefinibile dell’intero (Bologna, 22 aprile 1826).


*    Poi che s’accorse chiusa dalla spera Dell’amico piú bello. Petrarca, Son. 79 della prima parte. In mezzo di duo amanti onesta, altera. Grecismo manifesto. Nòtisi che il Petrarca non sapeva il greco.