Pagina:Zibaldone di pensieri VII.djvu/115

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110 pensieri (4179-4180)

o no che i principi sieno. Ciò è tanto vero che anche in Inghilterra, anche in Francia, dove, ed esiste una patria, ed i principi, vogliano o non vogliano, sono per li sudditi, e non i sudditi pel principe, pure né essi né altri parlando o scrivendo ad essi (e di raro anche di essi), chiamano o l’Inghilterra o la Francia, loro patria. Si crederebbe abbassarli, offenderli, se si pronunziasse loro questo nome che mostra di avere una certa superiorità sopra di essi. I principi già da gran tempo si stimano, e da molti sono stimati essere, la patria essi medesimi. Distinguendoli dalla patria, si crederebbe oltraggiarli. Non cosí gli antichi. I Neroni e i Domiziani con nome falso, e di piú superbo, ma che pur conservava l’idea della patria, s’intitolavano P. P. pater patriae (nelle medaglie, iscrizioni ec). (Bologna, 10 maggio 1826).  (4180)


*   Del digamma eolico vedi Casaubon. Animadv. in Athenae., libro II, cap. 16.


*    Picus-picchio, da un piculus, e non dal picchiare come dice la Crusca e stimasi comunemente. Vedi i francesi, spagnuoli ec.


*    Tre stati della gioventú: 1o, speranza, forse il piú affannoso di tutti; 2o, disperazione furibonda e renitente; 3o, disperazione rassegnata (Bologna, 3 giugno 1826).


*    Che guadagno fa l’uomo perfezionandosi? Incorrere ogni giorno in nuovi patimenti (i bisogni non sono per lo piú altro che patimenti) che prima non aveva, e poi trovarvi il rimedio, il quale senza il perfezionamento dell’uomo non saria stato necessario né utile, perché quei patimenti non avrebbero avuto luogo. Proccurarsi nuovi piaceri, forse piú vivi che i naturali, non però altrettanto 1o, comuni, 2o, durevoli,