Pagina:Zibaldone di pensieri VII.djvu/247

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
240 pensieri (4293-4294)

nazione, acciò che questa intenda ciò che quella significa? giacché l’intendere come essa vada pronunziata, non è altro che intendere il suo valore (Firenze, 21 settembre 1827).


*    Se fosse possibile che io m’innamorassi, ciò potrebbe accadere piuttosto con una straniera che con un’italiana. Quel tanto o di nuovo o d’ignoto che v’ha ne’ costumi, nel modo di pensare, nelle inclinazioni, nei gusti, nelle maniere esteriori, nella lingua di una straniera, è molto a proposito per far nascere o per mantenere in un amante quella immaginazione di mistero, quella opinione di vedere e di conoscere nella persona amata assai meno di quello che essa nasconde in se stessa, di quel ch’ella è, quella idea di profondità, di animo recondito e segreto, ch’è il primo e necessario fondamento dell’amor piú che sensuale. Oltre alla grazia che accompagna naturalmente ciò ch’è straniero, come straordinario (Firenze, 21 settembre 1827).


*    Doucereux.


*    Una voce o un suono lontano, o decrescente e allontanantesi a poco a poco, o echeggiante con un’apparenza di vastità ec. ec., è piacevole per il vago dell’idea ec. Però è piacevole il tuono, un colpo di cannone, e simili, udito in piena campagna, in una gran valle ec., il canto degli agricoltori, degli uccelli, il muggito de’ buoi ec. nelle medesime circostanze (21 settembre 1827).  (4294)


*   La differenza tra le voci d'origine volgare e quelle di origine puramente letteraria nelle lingue figlie della latina, si può vedere anche in questo, che spesso una stessissima voce latina, pronunziata e scritta in un modo, nelle nostre lingue significa una