Pagina:Zibaldone di pensieri VII.djvu/251

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
244 pensieri (4297-4298)

quella che tali persone mettevano fuori e spendevano attualmente meco: se io avessi creduto che la loro ricchezza non si stendesse piú là, essa mi sarebbe paruta ben piccola cosa, anche a lato alla mia; ma io credeva che quello non fosse che un saggio del capitale, un argent de poche, corrispondente ad una ricchezza proporzionata. Ne’ miei pochi viaggi, spesso ho avuto di tali mortificazioni, specialmente con letterati stranieri. Ma poi qualche volta ha voluto il caso che io m’abbattessi a sentire qualche colloquio di alcuna di tali persone con altre a cui esse erano parimente nuove. Ed ho notato che esse ripetevano puntualmente, o appresso a poco, gli stessi pensieri, motti, aneddoti, novelle, che avevano dette ed usate meco ec. L’effetto in quegli uditori era lo stesso che era stato in me. Ammirazione, interesse, entusiasmo. Che vastità di sapere, che notizia d’uomini e d’affari, che profondità, che erudizione immensa, che fecondità e vivacità di spirito!

Da queste osservazioni si possono cavar parecchie riflessioni utili, ma fra l’altre, due ben diverse, ed utili a due ben diversi generi di persone. La prima: che i viaggiatori, per quanto sieno intendenti e di buona fede, debbono restar facilmente ingannati nel giudicar dello spirito, ingegno, erudizione e dottrina delle persone che vedono. Questa sarà utile per chi legge le relazioni di viaggi fatti in Europa, che ora sono tanto alla moda. L’altra: che un viaggiatore, per poco capitale ch’egli abbia di spirito e di sapere, dev’essere ben povero d’arte conversativa, se dovunque egli passa, non si fa passare per un grand’uomo. E questa sarà utile a chi viaggia. Come anche sarà utile per un altro lato a chi viaggia l’esempio dell’accaduto a me, come ho detto di sopra ec. (Pisa, 13 novembre 1827).  (4298)


*   Cratero (nome di medico, e vuol dire in generale