Pagina:Zibaldone di pensieri VII.djvu/412

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(4470-4471) pensieri 403

anzi senz’ordine o regola alcuna di frase, e ciò esageratamente e fuor di misura, l’autore di quelle cinque Διαλ¡ξεις (Orelli, Dissertationes, Fabricius, Disputationes) in dialetto dorico, d’argomento morale, che si trovano appié di parecchi mss. delle Opere, di Sesto Empirico, e che furon pubblicate da E. Stefano, dal Gale, dal Fabricio, e ultimamente da Gio. Corrado Orelli (loc. cit. nella p. qui dietro, fine): il quale autore, certo non molto antico, ma che intese di farsi creder tale, volle usare quel modo per contraffare anche in questo l’antichità (10 marzo 1829). Vedi p. 4479.  (4471)


*   Se gli scrittori conoscessero personalmente a uno a uno i lor futuri lettori, è credibile che non si prenderebbero troppa pena di proccurarsi la loro stima scrivendo accuratamente, né forse pure scriverebbero. Il considerarli coll’immaginazione confusamente e tutti insieme, è quello che, presentandoli loro sotto il collettivo e indefinito nome e idea di pubblico, rende desiderabile o valutabile la loro lode o stima ec. (10 marzo. 1829).


*    Alla p. 4426. Notano quelli che hanno molto viaggiato (Vieusseux parlando meco), che per loro una causa di piacere viaggiando, è questa: che, avendo veduto molti luoghi, facilmente quelli per cui si abbattono a passare di mano in mano, ne richiamano loro alla mente degli altri già veduti innanzi, e questa reminiscenza per se e semplicemente li diletta (e cosí li diletta poi, per la stessa causa, l’osservare i luoghi, passeggiando ec., dove fissano il loro soggiorno). Cosí accade: un luogo ci riesce romantico e sentimentale, non per se, che non ha nulla di ciò, ma perché ci desta la memoria di un altro luogo da noi conosciuto, nel quale poi se noi ci troveremo attualmente, non ci riescirà (né mai ci riuscí) punto romantico né sentimentale (10 marzo. 1829).