Pagina:Zibaldone di pensieri VII.djvu/419

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410 pensieri (4476-4477)

cipio in questo genere solo, e la cui essenza sta sempre principalmente in esso genere, che quasi si confonde con lei, ed è il piú veramente poetico di tutte le poesie, le quali non sono poesie se non in quanto son liriche (29 marzo 1829). Ed anco  (4477) in questa circostanza di non aver poesia se non lirica, l’età nostra si riavvicina alla primitiva. - Del resto quel che della poesia epica e drammatica, è anche della storia. Che importerebbe, che impressione, che effetto farebbe al popolo di Milano, di Firenze o di Roma, se oggi un nuovo Erodoto venisse a leggergli la storia d’Italia? (30 marzo)


*    Alla p. 4418. Anche qui, come in tante altre cose della nostra vita, i mezzi vagliono piú che i fini (29 marzo 1829).


*    La felicità si può onninamente definire e far consistere nella contentezza del proprio stato: perché qualunque massimo grado di ben essere, del quale il vivente non fosse soddisfatto, non sarebbe felicità, né vero ben essere; e viceversa qualunque minimo grado di bene, del quale il vivente fosse pago, sarebbe uno stato perfettamente conveniente alla sua natura, e felice. Ora la contentezza del proprio modo di essere è incompatibile coll’amor proprio, come ho dimostrato; perché il vivente si desidera sempre per necessità un esser migliore, un maggior grado di bene. Ecco come la felicità è impossibile in natura, e per natura sua (30 marzo 1829).


*    Alla p. 4366. Quindi l’aridità, il nessun interesse, la noia delle novelle, narrazioni, poesie allegoriche, come il Mondo morale del Gozzi, la Tavola di Cebete ec. Non parlo delle personificazioni ed enti allegorici introdotti come macchine in poemi, come nell’Enriade: perché a quelli il poeta mostra di cre-