Pagina:Zibaldone di pensieri VII.djvu/71

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66 pensieri (4141-4142)

tare con uomini piú giovani, perché egli ha già molti inferiori di età, che non sono però fanciulli, di modo che egli si trova quasi cangiato il mondo dattorno, e non senza sorpresa, se egli vi pensa, si avvede di essere riguardato da una gran parte dei suoi compagni come piú provetto di loro, cosa tanto contraria alla sua abitudine che spesso accade che per un certo tempo egli non si avveda ancora di questa cosa, e séguiti a stimarsi generalmente o piú giovane o coetaneo dei suoi compagni, come egli soleva, e con verità, per l’addietro (Bologna, 8 ottobre 1825).


*    Chi di noi sarebbe atto a immaginare, non che ad eseguire, il piano dell’universo, l’ordine, la concatenazione, l’artifizio, l’esattezza mirabile delle sue parti ec. ec.? Segno certo che l’universo è  (4142) opera di un intelletto infinito. - Ma sapete voi che dalla estensione e forza dell’intelletto dell’uomo, a un’estensione e forza infinita ci corre uno spazio infinito? L’intelletto umano non è atto a immaginare un piano come quello dell’universo. Ma un intelletto mille volte piú forte ed esteso dell’umano, potrà pure immaginarlo. Non vi pare che possa? Dite dunque un intelletto maggiore dell’umano un milione di volte, un bilione, un trilione, un trilione di trilioni. Non arriverete mai ad un intelletto infinito, e però mai ad un intelletto grande, se non relativamente (giacché un intelletto, anche un trilion di volte maggior del nostro, non sarebbe già un intelletto grande per se, ma solo relativamente al nostro, e sarebbe infinitamente minore di un intelletto infinito), e però mai ad un intelletto divino. Lo stesso dico della potenza. L’uomo non può fare il mondo. Non però il farlo richiede una potenza infinita, ma solo maggiore assai dell’umana. Deducendo dalla esistenza del mondo la infinità e quindi la divinità del suo creatore, voi mostrate supporre che il mondo sia infinito, e d’infinita