Palazzi di Genova/Prefazione

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Palazzi di Genova Imprimatur
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AL BENIGNO LETTORE.


Vediamo che in queste parti, si và poco à poco invecchiando et abolendo la maniera d’Architettura, che si chiama Barbara, ò Gothica; et che alcuni bellissimi ingegni introducono la vera simmetria di quella, conforme le regole de gli antichi, Græci e Romani, con grandissimo splendore et ornamento della Patria; come appare nelli Tempij famosi fatti di fresco dalla venerabil Società di Iesv, nelle città di Brusselles et Anversa. Li quali se per la dignità del Ufficio divino meritamente doveano essere i primi à cangiarse in meglio; non però perciò si devono negligere li edificij privati, poi che nella quantità loro subsiste il corpo di tutta la città. Oltra che la commodità delli edificij quasi sempre concorre colla bellezza i meglior forma di quelli. Mi è parso donque di fare una opera meritoria verso il ben publico di tutte le Provincie Oltramontane, producendo in luce li dissegni da me raccolti nella mia peregrinatione Italica, d’alcuni Palazzi della superba città di Genova. Perchè si come quella Republica è propria de Gentilhuomini, così le loro fabriche sono bellissime e commodissime, à proportione più tosto de famigle benchè numerose di Gentilhuomini particolari, che di una Corte d’un Principe assoluto. Come si vede per essempio nel Palazzo de Pitti in Fiorenza, et il Farnesiano in Roma, la Cancellaria, Caprorola, et infiniti altri per tutta l’Italia, si come ancora la famosissima fabrica della Regina Madre nel borgo di S. Germano à Parigi. Li quali tutti eccedono di grandezza, di sito e spesa, le facultà di Gentilhuomini privati. Mà io vorrei servire al uso commune, e più tosto giovare à molti ch’à pochi. Et perciò faremo la distintione di questa maniera, che chiamaremo Palazzo di un Principe assoluto, quello che haverà il Cortile in mezzo, et la fabrica tutta attorno, di capacità competente ad alloggiar una Corte: et in contrario sarà detto da noi Palazzo ò casa privata, pur grande e bella chella si sia, quella che havrà la forma di un cubo solido col salone in mezzo, ò vero repartito in apartamenti contigui sensa luce fra mezzo, come sono la maggior parte tutti li Palazzi Genovesi. E ben vero che tra questi edificij ch’io vi rappresento, sono alcuni ch’anno de Cortilotti particolarmente di villa, mà non sono di quella maniera che si è detta di sopra. Se daranno donque in questa mia Operetta le piante alzati e porfili con li loro tagli in croce, d’alcuni Palazzi da me raccolti in Genova, con qualque fatica e spesa et alcun buon rincontro di potermi prevalere in parte delle altrui fatiche. Ho posto li numeri et misure di ciascun membro, non per tutto, mà dove si hanno potuto havere: li quali quando tal volta non correspondessero così à punto alli misure del Sesto, bisognarà in ciò usar della discretione, et iscusar il dissegnatore et intagliatore, per esser le figure alquanto minute. Sarà ben ancora d’avertire, che le quattro Reggioni non sono poste d’ordine consueto, girando di Levante verso Ponente, ansi al roverscio, derivando questo inconveniente dalla stampa. Egli è però un scrupolo di poca consequenza. Non habbiamo posti li nomi delli Padroni, perchè ogni cosa in questo mondo

Permutat dominos, et transit in altera iura.


si come alcuni de questi Palazzi si sono già alienati dalli primi loro possessori, et à dire il vero, appresso li dissegni non c’erano i nomi, eccetto di due che si sono posti, come io credo à caso, per esser notissimi in strada nova. Del resto vi rimetto alle figure; le quali si forse pareranno poche, saranno però lodevoli, per esser le prime che siano sin adesso comparse nella luce publica: e si come ogni principio è debbole, daranno forse animo ad altri di far cose maggiori.

Pietro Paolo Rubens.