Pastorali/Primavera

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Primavera
Prima pastorale

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Alexander Pope - Pastorali (1709)
Traduzione dall'inglese di Emidio De' Vincenzi (1767)
Primavera
Prima pastorale
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PRIMAVERA


PRIMA PASTORALE


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P R I M A V E R A.


PRIMA PASTORALE


AL SIGNOR GUGLIELMO TRUMBAL.


IL primo io son, che in queste arene provomi
Alle note silvane, e per gli amabili
     Prati di Windsor sollazzar mi inanimo,
     Tu, bel Tamigi, intanto il corso modera,
     5Gentil dal sacro fonte, ora che cantano
     Sull’alme rive tue le muse sicule.
     Scherzi l’aura soave di Favonio
     Per li tremuli salci, e i canti rustici
     Per rupi, e valli in Albion risuonino.

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10E tu, che saggio, e insiem d’orgoglio scevero,
     Il tuo poter colla bontade superi:
     Tu, che godi la troppo eccelsa gloria
     Di più non esser Grande, e che recandoti
     Teco il miglior di quanto il mondo pregiasi,
     15A tutto il mondo illustramente asconditi:
     Deh! mi concedi or tu, che le sue gracili
     Avene inspiri la mia musa tenue:
     Fintanto almen, che tu fra l’ombre patrie
     La lira accordi. Qual talor se vassene
     20L’usignuol al riposo, il tordo incorasi
     Cantare a’ boschi abbandonati; e giubila
     Di tornar poscia ascoltatore, e tacito
     Se l’usignuol ricanta: e insiem dell’aria
     Gli altri pennuti abitatori ammirano,
     25E insiem, sbattendo i vanni, ne fan plauso.

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Mentre scotean le greggi dall’erbette
     La notturna rugiada, due pastori
     Per l’amore vegghianti, e per la musa,
     Depost’avendo ogni lanuta cura
     30Con sicurtà sull’albeggiante valle,
     Freschi come il mattin, e sì vezzosi
     Qual la stagion; al rosseggiar dell’alba
     Allato al monte: Dafni così disse,
     E così poscia replicò Strefone.

DAFNI.


35Odi, come coi canti i vaghi augelli
     Destan festosi la vermiglia aurora
     Su questi, e quei fioriti ramoscelli?
Perchè sediam noi muti or che a prim’ora
     Cantan le lodolette, e l’usignuolo
     40Dolce garrendo primavera adora?

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Perchè noi mesti, or chè risplende al polo
     Fosforo così chiaro, e che cortese
     Pinge natura un porporino suolo?

STREFONE.


Or via cantiamo, e le nostr’arie attese
     45Saranno da Damon, che là frattanto
     I tardi buoi risolcan il maggese.
Quì sulla verde riva in rosso manto
     Ardono le viole, e ’l zefiretto
     Spira su rose olenti in ogni canto.
50Io vi scommetterò quell’agnelletto,
     Che presso al fonte scherza, e ’l carolare
     Di sua bell’ombra guata dal poggetto.

DAFNI.


Io quella tazza, ove avvinchiarsi appare
     L’edra lasciva, e de’ racemi al pondo
     55Le storte viti miransi curvare.

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Quattro figure sorgere dal fondo
     Veggonsi del lavoro, le stagioni
     Varie dell’anno, che si gira a tondo.
E quel, ch’egli è, che cinge le regioni
     60Del Ciel raggiante, ove con simmetria
     Giaccion fulgenti dodici magioni.

DAMONE.


Cantan le muse alterne, e alterno or fia
     Il vostro canto. Or la spinalba infiora;
     Or ride il bel ligustro in ogni via:
65Or le piante di frondi, e ’l suol s’indora
     Di fior. Cantate ormai. Le valli ombrose
     Risuoneran de’ vostri accenti ognora.

STREFONE.


Della mia Delia in lode le famose
     Rime di Waller, Febo, tu m’inspira
     70O le canzoni di Granvil pietose;

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Vittima è pronta a onor della tua lira
     Toro, che agguaglia il latte di candore,
     Che arene sparge in aria, e pugna spira.

DAFNI.


Deh! fammi, Amor, del premio vincitore
     75Per Silvia mia, e questa lingua sia,
     Come son le sue luci ad ogni core.
Ch’agnelli non sarà l’offerta mia,
     Nè pecorelle, Amor, ma il cor ardente
     D’un pastorello il sacrificio sia.

STREFONE.


80Delia gentil fa cenni a me sovente
     Dal piano, e ratto in boschi indi s’asconde;
     E delude il pastor il più fervente:
Poi del cercare, ch’io fo trà fronde, e fronde,
     Rider s’infinge, e scopre il dolce riso
     85Con piacer di lei le trecce bionde.

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DAFNI.


Silvia vivace al par di bel narciso
     Scherza sul prato, poi sen fugge, e spera,
     Che sebben fugga, veggasi il bel viso:
E insiem cortese sguardo la sua nera
     90Pupilla scocca a chi la segue. Ah! quanto
     Varia è dai piè la luce sua sincera.

STREFONE.


Scorra pur sovra arene d’oro intanto
     Ricco il Pattolo, e presso al Pò gli arbusti
     Ambra soave stillino col pianto;
95Che ognor son del Tamigi i lidi augusti
     I più brillanti. Agnelli miei pascete:
     Io più lontan non chieggo campi onusti.

DAFNI.


Venere gode delle selve liete
     Di Idalia; Cinto tien Diana al core;
     100Cerere d’Ibla le melliflue mete,

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Se l’ombre di Windsòr mertan l’amore
     Di quelle impareggiabil luci belle,
     Cedono Cinto, ed Ibla al bel Windsore.

STREFONE.


In lutto è la natura, ed in procelle
     105Il Ciel si scioglie; muti son gli augelli;
     Languidi i fiori in queste rive, e quelle:
Se Delia ride; i fior ritornan belli;
     Lieto risplende il Ciel; e gli augelletti
     Cantan festosi in questi rami, e quelli.

DAFNI.


110Natura è tutta in riso; I bei boschetti
     Son freschi, e ameni; Il Sol porge cortese
     Aura vitale co’ suoi raggi eletti.
Se Silvia ride; aurato il suol palese
     Fa brio novello, e vinta la natura
     115Non sembra più bear colle sue imprese.

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STREFONE.


De’ prati in primavera la verzura,
     I monti nell’autunno, e, nel mattino
     Io amo i campi, e ’l giorno la frescura;
Sol Delia sempre; e se lontan, tapino,
     120Sono dagli occhi suoi, non mi rincora
     Bosco nel giorno, o piano nel mattino.

DAFNI.


Matura, qual l’autunno, e lieta ancòra,
     Qual maggio è Silvia mia, più rilucente
     Del mezzogiorno, fresca qual l’aurora.
125Ch’ove non luce il viso suo ridente,
     Brutta è pur primavera; e sempre amena
     Per tutto l’anno è, dov’ella è presente.

STREFONE.


Dimmi, dimmi, Pastor, qual vaga arena
     Produce l’albor si meraviglioso,
     130Che porta i Rè Sacrati in su la schiena?

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Dimmi ciò solo; ed io volenteroso
     Il premio cedo; e dollo in guiderdone
     Di Silvia tua al ciglio vittorioso.

DAFNI.


Anzi tu dimmi prima, in qual regione
     135Assai più fortunata il Cardo è tale,
     Che anche il Giglio la cede al rio cardone?
Il premio allor, ch’oltre ogni pregio vale,
     Io cederotti; e tua che Silvia sia
     La bella Silvia, che non trova eguale.

DAMONE.


140Or cessi il tenzonar, Dafni, e si dia
     A te l’agnello, ed a Strefon la tazza,
     Che questa appunto è la sentenzia mia.
Pastor felici! Le cui ninfe splendono
     D’eterna grazia! Ninfe felicissime!
     145Di cui pastori tai cantan le grazie!

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     Sorgete ormai, e a quel tugurio gitene
     Di caprifoglio; è quel dolce ricovero
     Di primavera all’improvisa pluvia:
     Già le zolle di vezzi ivi coronansi
     150Selvaggi; e aprendo i fiori intorno spargonvi
     Le lor vaghezze. Ecco le greggi adunansi
     Per ritirarsi entro le mandre, e sentesi
     Cader pioggia feconda dalle Pliade.