Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/236

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[p. 332 modifica] quasi col sentimento di esserne indegno e di non lasciarsene abbattere senza una magnanima compassione di se; uno sventurato che vi parla delle sue sventure, coll’amor proprio il piú basso, col dolore il piú egoista, e vi fa capire che egli è tanto afflitto del male che soffre che voi non potreste mai arrivare (notate) ad uguagliare l’afflizion sua colla vostra compassione (l’uomo veramente penetrato di compassione si persuade che il paziente non sia piú addolorato di lui, insomma non fa differenza fra il paziente e se stesso, essendo pronto a tutto per aiutarlo, e perciò non mette divario tra il dolore del paziente e il suo proprio); questo sventurato non otterrà forse un’ombra di compassione, e il suo male sarà dimenticato, appena saremo lontani da lui.


*   Tutto quello che ho detto in parecchi luoghi dell’affettazione dei francesi, della loro impossibilità di esser graziosi ec., bisogna intenderlo relativamente alle idee che le altre nazioni o tutte o in parte, o riguardo al genere, o solamente ad alcune particolarità, hanno dell’affettazione grazia ec., perché riflette molto bene Morgan France l.3, t.1, p.257, Il faut pourtant accorder [p. 333 modifica]beaucoup à la différence des manières nationales; et celles de la femme françoise la plus amie du naturel doivent porter avec elle ce qu’un Anglois dans le premier moment jugera une teinte d’affectation, jusqu’à ce que l’expérience en fasse mieux juger (9 settembre 1820).