<dc:title> Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura </dc:title><dc:creator opt:role="aut">Giacomo Leopardi</dc:creator><dc:date>XIX secolo</dc:date><dc:subject></dc:subject><dc:rights>CC BY-SA 3.0</dc:rights><dc:rights>GFDL</dc:rights><dc:relation>Indice:Zibaldone di pensieri I.djvu</dc:relation><dc:identifier>//it.wikisource.org/w/index.php?title=Pensieri_di_varia_filosofia_e_di_bella_letteratura/2857&oldid=-</dc:identifier><dc:revisiondatestamp>20161007113007</dc:revisiondatestamp>//it.wikisource.org/w/index.php?title=Pensieri_di_varia_filosofia_e_di_bella_letteratura/2857&oldid=-20161007113007
Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura - Pagina 2857 Giacomo LeopardiXIX secoloZibaldone di pensieri I.djvu
[p. 38modifica] come una cera o una pasta informe e tenera, è disposta a ricevere tutte le figure e tutte le impronte che se le vogliono dare. Applicatele le forme di una lingua straniera qualunque e di un autore qualunque. La lingua tedesca le riceve e la traduzione è fatta. Quest’opera non è gran lode al traduttore perché non ha nulla di maraviglioso; perché né la preparazione della pasta né la fattura della stampa ch’egli vi applica appartiene a lui, il quale per conseguenza non è che un operaio servile e meccanico; perché dov’é troppa facilità quivi non è luogo all’arte, né il pregio dell’imitazione consiste nell’uguaglianza, ma nella simiglianza, né tanto è maggiore quanto l’imitante piú s’accosta all’imitato, ma quanto piú vi s’accosta secondo la qualità della materia in cui s’imita, quanto questa materia è piú degna; e quel ch’é piú, quanto v’ha piú di creazione nell’imitazione, cioè quanto piú v’ha di creato dall’artefice nella somiglianza che il nuovo oggetto ha coll’imitato, ossia quanto questa somiglianza vien piú dall’artefice che dalla materia, ed è piú nell’arte