Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/3130

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[p. 200 modifica] per conseguir questo fine s’indirizzava colle sue studiatissime ed epidittiche, scritte e non recitate, orazioni ora agli ateniesi (nel Panegirico, e vedi l’Orazione a Filippo, edizione sopra citata, pagine 260-1), ora a Filippo, secondo ch’ei giudicava questo o quelli piú capaci di volerlo ascoltare e piú atti a concordare e pacificar la Grecia e capitanarla contro i barbari, cosí nel cinquecento lo Speroni s’indirizzava pel detto effetto con una lavoratissima orazione stampata, e non recitata né da recitarsi, a Filippo II di Spagna, ed altri ad altri secondo i tempi e le occasioni. Ma tutto indarno, non come accadde ai greci, il cui vóto fu adempiuto da Alessandro, mosso fra l’altre cose, come è fama (vedi Eliano, Var, l. 13, e ὑπόθεσ. τοῦ, πρὸς Φίλιπ. λόγου), dall’orazione appunto che Isocrate n’avea scritto a Filippo suo padre, l’uno e l’altro già morti.

Or, considerate queste circostanze, si trova veramente savissima, opportunissima, nobilissima la scelta fatta dal Tasso e degna di quel grand’animo che seppe concepire nientemeno