Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/3890

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[p. 268 modifica] ben esser sociale, né la nazione è capace di perfetta vita; ma egli è peggio non vivere e non essere (or la nazione sotto una tal monarchia non è) che non vivere perfettamente e non essere perfetta. Or, come ho altresí provato altrove, non può assolutamente accadere che l’assoluta monarchia non cada nel detto stato, né che conservi il suo stato vero per alcuna cagione intrinseca ed essenziale, e per altro che per caso, il quale è straordinariamente difficile che abbia luogo, e mille cagioni intrinseche ed essenziali alla monarchia assoluta considerata rispettivamente alla natura dell’uomo, si oppongono positivamente alla detta conservazione ec. (17 novembre 1823).


*    Σχεδὸν μὲν οὖν καὶ τὰ ἄλλα δεῖ νομίζειν εὑρῆσθᾳ πολλάκις ἐν τ πολλ χρόνῳ, μᾶλλον δὲ ἀπειράκις᾽ τὰ μὲν γὰρ ἀναγκαῖα τὴν χρείαν διδάσκειν εἰκὸς αὐτήν, τὰ δὲ εἰς εὐσχημοσύνην καὶ περιουσίαν (Victor. splendorem et ubertatem), ὑπαρχόντων ἤδη τούτων (scil. τῶν ἀναγκαίων), εὔλογον λαμβάνειν τὴν αὔξησιν. Ὥστε καὶ τὰ περὶ τὰς πολιτείας οἴεσθαι δεῖ ἒχειν τὸν τρόπον τοῦτον.Ὅτι δὲ πάντα ἀρχαῖα, σημεῖον τὰ περὶ αἴγυπτον ἐοτίν᾽ οὗτοι γὰρ ἀρχαιότατοι μὲν δοκοῦσιν εἷναι, νόμων δὲ τετυχήκασι καὶ τάξεως πολιτικῆς. Διὸ δεῖ τοῖς μὲν εἰρημένοις ἱκανῶς, χρῆσθαι, τὰ δὲ παραλελειμμένα πειρᾶσθαι ζητεῖν. Aristotele, Politica, l. VII, Florent., 1576, p. 593 (iis quae tradita sunt ita ut satis esse possint. Victor). (18 novembre 1823).