Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/504

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[p. 30 modifica] ec. Soltanto l’uomo vile o debole, o non costante o senza forza di passioni, sia per natura, sia per abito, sia per lungo uso ed esercizio di sventure e patimenti ed esperienza delle cose e della natura del mondo, che l’abbia domato e mansuefatto; soltanto costoro cedono alla necessità e se ne fanno anzi un conforto nelle sventure, dicendo che sarebbe da pazzo il ripugnare e combatterla ec. Ma gli antichi sempre piú grandi, magnanimi e forti di noi, nell’eccesso delle sventure e nella considerazione della necessità di esse, e della forza invincibile che li rendeva infelici e gli stringeva e legava alla loro miseria senza che potessero rimediarvi e sottrarsene, concepivano odio e furore contro il fato e bestemmiavano gli Dei, dichiarandosi in certo modo nemici del cielo, impotenti bensí e incapaci di vittoria o di vendetta, ma non perciò domati, né ammansati, né meno, anzi tanto piú desiderosi di vendicarsi, quanto la miseria e la necessità era maggiore. Di ciò si hanno molti esempi nelle storie. Il fatto di Giuliano moribondo, non so se sia storia o favola. Di Niobe, dopo la sua sventura,