Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/51

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[p. 157 modifica] farmi avvedere del quale giovava il risalto di quella voce o canto villanesco.


*   Il piú solido piacere di questa vita è il piacer vano delle illusioni. Io considero le illusioni come cosa in certo modo reale, stante ch’elle sono ingredienti essenziali del sistema della natura umana, e date dalla natura a tutti quanti gli uomini, in maniera che non è lecito spregiarle come sogni di un solo, ma propri veramente dell’uomo e voluti dalla natura e senza cui la vita nostra sarebbe la piú misera e barbara cosa ec. Onde sono necessari ed entrano sostanzialmente nel composto ed ordine delle cose.


*   La varietà è tanto nemica della noia che anche la stessa varietà della noia è un rimedio o un alleviamento di essa, come vediamo tutto giorno nelle persone di mondo. All’opposto, la continuità è cosí amica della noia che anche la continuità della stessa varietà annoia sommamente, come nelle dette persone e in chicchessia; e, per portare un esempio, ne’ viaggiatori avvezzi a mutar sempre luogo e oggetti e compagni e alla continua novità, i quali non è dubbio che dopo un certo non lungo tempo non desiderino una vita uniforme, appunto per variare colla uniformità dopo la continua varietà. Vedi Montesquieu, Essai sur le Goût. De la variété, Amsterdam 1781, p.378, lin. ult. e Des Contrastes, p.384-385. [p. 158 modifica]


*   Intendo per innocente non uno incapace di peccare, ma di peccare senza rimorso. Vedi p.276.


*   Può mai stare che il non esistere sia assolutamente meglio ad un essere che l’esistere? Ora cosí accadrebbe appunto all’uomo senza una vita futura.


*   Non mi maraviglio né che gli antichi ebrei e, credo, gran parte o tutti gli orientali (vedi le lettere premesse Aux principes discutés de la société Hébreo-Capucine etc.) e cosí i greci mancassero per esempio del v. né che avessero alcune lettere che noi non abbiamo, come gli Ebrei per esempio il ע, i greci il ϑ, il χ ec. Le lettere che noi crediamo comunemente essere proprio tante e non piú quanto le nostre, o almeno in genere, sono in effetto moltissime, giacché non vengono dalla natura ma dall’assuefazione, io dico in particolare; cioè la facoltà del parlare e articolare e formare diversi suoni viene dalla natura, ma la qualità e differenza di questi suoni ossia delle lettere viene dall’assuefazione. E infatti sono infiniti i modi