Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/68

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[p. 180 modifica] cercano, per la speranza del paradiso che gliene viene secondo la loro opinione, cosí gli antichi per la speranza, anzi certezza della gloria, cercavano la morte, i patimenti, ec.; ed è evidente che cosí facendo erano spinti da amor di se stessi e non della patria, dal vedere che alle volte cercavano di morire anche senza necessità né utile, come puoi vedere nei dettagli che dà il Barthélemy sulle Termopile, e da quegli spartani accusati dall’opinione pubblica d’aver fuggito la morte alle Termopile, che si uccisero da se, non per la patria, ma per la vergogna. Ed esaminando bene si vedrà che l’amor puramente della patria, anche presso gli antichi, era un mobile molto piú raro che non si crede. Piuttosto quello della libertà, l’odio di quelle tali nazioni nemiche ec., affetti che poi si comprendono generalmente sotto il nome di amor di patria, nome che bisogna ben intendere, perché il sacrifizio precisamente per altrui non è possibile all’uomo.


*   Guardate di dietro due, tre, o piú persone, delle quali una parli. Voi discernete subito qual è quella che parla; ma se non le vedrete, con tutto che siate alla stessa distanza, non la discernerete punto, quando non la conosciate alla voce o per altra circostanza ec. E questo è accaduto a me, di non discernerla, non vedendola, e discernerla poi al primo sguardo veduta di dietro. Tanto è vero che il parlare anche delle persone piú modeste, com’era questa, è sempre accompagnato dai moti del corpo. V. p. 206.


*   Il gran giudizio e gusto e bella immaginazione dei greci si dimostra fra mille altre cose anche nell’aver fatto vecchio il barcaiuolo dell’inferno (cruda deo viridisque senectus, dice Virgilio divinamente) [p. 181 modifica]cosa che conviene sommamente alla ruvidezza e squallore di quel luogo. E nota che tutti gli altri uffizi attribuiti dalla mitologia alle divinità, sono attribuiti a Dei giovani. Qui solamente, perché si trattava dell’inferno, l’uffizio è dato ad un vecchio.


*   Il nascere istesso dell’uomo cioè il cominciamento della sua vita, è un pericolo della vita, come apparisce dal gran numero di coloro per cui la nascita è cagione di morte, non reggendo al travaglio e ai disagi che il bambino prova nel nascere. E nota