Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/82

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*   Citerò un luogo delle Notti Romanae, non perch’io creda che quel libro si possa prendere per modello di stile, ma per addurre un esempio che mi cade in acconcio. Ed è quello dove la Vestale dice che diede disperatamente del capo in una parete, e giacque. La soppressione del verbo intermedio tra il battere il capo e il giacere, che è il cadere, produce un effetto sensibilissimo, facendo sentire al lettore tutta la violenza e come la scossa di quella caduta, per la mancanza di quel verbo, che par che ti manchi sotto ai piedi, e che tu cada di piombo dalla prima idea nella seconda, che non può esser collegata colla prima, se non per quella di mezzo che ti manca. E queste sono le vere arti di dar virtú ed efficacia allo stile, e di far quasi provare quello che tu racconti. [p. 193 modifica]*   Io era oltremodo annoiato della vita, sull’orlo della vasca del mio giardino, e guardando l’acqua e curvandomici sopra con un certo fremito, pensava: S’io mi gittassi qui dentro, immediatamente venuto a galla mi arrampicherei sopra quest’orlo, e sforzandomi di uscir fuori, dopo aver temuto assai di perdere questa vita, ritornato illeso, proverei qualche istante di contento per essermi salvato e di affetto a questa vita che ora tanto disprezzo, e che allora mi parrebbe piú pregevole. La tradizione intorno al salto di Leucade poteva avere per fondamento un’osservazione simile a questa.