Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/951

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[p. 291 modifica] tedesco di Pietro Enrico Hotthaus, intitolato Anche nella nostra lingua possiamo e dobbiamo essere Tedeschi, pubblicato a Schwelm, presso Scherz, 1814, in-8° grande, dice che, fra le altre cose, l’autore intende provare che il miscuglio di parole straniere reca nocumento alla chiarezza delle idee (l’opuscolo è diretto principalmente contro il francesismo introdotto e trionfante nella lingua tedesca, come nell’italiana). Questo sentimento combina con quello che ho svolto in altri pensieri, dove ho detto che le parole greche nelle nostre lingue sono sempre termini e cosí si deve dire delle altre parole straniere affatto alla nostra lingua; e spiegato che cosa sieno termini e come si distinguano dalle parole. E infatti i termini e le parole prese da una lingua straniera del tutto potranno essere precise, ma non chiare; e cosí l’idea che risvegliano sarà precisa ed esatta, senza esser chiara; perché quelle parole non esprimono la natura della cosa per noi, non sono cavate dalle qualità della cosa, come le parole originali di qualunque lingua, cosí che l’oggetto che esprimono, sebbene ci si possa per mezzo loro affacciare alla mente con precisione e determinazione, non lo potranno però con chiarezza; [p. 292 modifica]perché le parole non derivanti immediatamente dalle qualità della cosa, o che almeno per l’assuefazione non ci paiano tali, non hanno forza di suscitare nella nostra mente un’idea sensibile della cosa, non hanno