Pescatori d'Islanda/Parte I/Capitolo II

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Capitolo II

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Pierre Loti - Pescatori d'Islanda (1886)
Traduzione dal francese di Carlo De Flaviis (1911)
Capitolo II
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Capitolo Secondo.


Il loro naviglio si chiamava La Maria e il comandante Guermeur. Esso andava ogni anno a fare la pericolosa pesca in quelle regioni fredde dove le estati non hanno più notti.

Questa grossa barca aveva i suoi fianchi compatti, sugosi, pregni di umidità e di salsedine, ma ancora sani e robusti, esalanti l’odore vivificante del catrame. Quando era a riposo assumeva quasi un’aria pesante, come la sua membratina compatta, ma allorchè le grandi brezze di ovest soffiavano esso ritrovava la sua vigoria al pari dei gabbiani che il vento risveglia. Aveva una maniera tutta sua di elevarsi su l’onda e di rimbalzare più sveltamente che i navigli giovani tagliati con finezza moderna.

I sei uomini ed il mozzo erano islandesi (una razza di prodi marinai che è sparsa sopratutto nei paesi di Paimpol e di Treguier, e che è votata di padre in figlio a quella specie di pesca). Non avevano quasi mai veduto l’estate di Francia. Alla fine di ogni inverno ricevevano, con gli altri pescatori, nel porto di Paimpol, la benedizione della partenza. Per questo giorno di festa, un altarino, sempre lo stesso, era costruito sulla riva; esso imitava una grotta di rocce e, in mezzo, su trofei di àncore, remi e canne, troneggiava la Vergine, patrona dei marinai, uscita per essi dalla sua chiesa, guardando sempre di generazione, in generazione con i medesimi occhi senza vita, i fortunati pei quali la stagione sarebbe stata buona; e gli altri che non sarebbero più ritornati.

Il Santissimo, seguito da una processione di mogli, di madri, di sorelle e di fidanzate, faceva il giro del porto [p. 12 modifica]dove tutti i navigli islandesi, imbandierati a festa, salutavano il passaggio sacro. I preti si arrestavano davanti ad ognuno di essi, impartendo la benedizione. Il giorno seguente partivano tutti insieme come una flotta lasciando il paese quasi vuoto di sposi, di amanti e di figli. Allontanandosi, gli equipaggi cantavano insieme, a piena voce vibrante, i cantici di Maria Stella del mare. Ed ogni anno per la partenza aveva luogo la stessa cerimonia solenne.

Si ritornava poi verso la fine di agosto. Ma la Maria seguiva l’uso di molti islandesi, toccando solamente Paimpol e poi discendendo nel golfo di Guascogna; vendevano poi la pesca a condizioni favorevolissime. In questi porti del Mezzogiorno, che il sole riscalda ancora, si spandono per qualche giorno gli equipaggi robusti, avidi di piaceri, inebriati del tiepido scorcio d’estate, dalla mitezza dell’aria e dal profumo delle donne. Con le prime nebbie dell’autunno poi si ritorna a Paimpol, o nelle casupole, sparse lungo il paese di Goëlo, ad occuparsi un poco di famiglia e di amore, di matrimoni o di nascite.

Quasi sempre di trovano là dei padrini per ricevere il sacramento del battesimo. Sono necessari molti fanciulli a questa razza di pescatori, che l’Islanda divora.