Sorrisi all’altro, or ha due lustri, e fronte
tenne a le sei che ’l componean decine:
tu sopravvieni minaccevol d’onte
piú gravi e carco di piú fredde brine. L’occhio men ampio né qual pria sí pronte
vibra scintille, e piú che mischio è ’l crine;
e men vivo il vital purpureo fonte
di sua vena men lungi annunzia il fine. Ma se l’antico irresistibil foco
m’arde ancor l’alma, e spaziar pei regni
vasti di fantasia mi sembra un gioco, forse ai carmi mercé, di viver degni,
consentirammi eternitade un loco
tra ’l numer breve de’ divini ingegni.