Primo vere/Libro primo/Palude

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Ad Enrico Seccia.



Pigra, limosa, fetente, coperta di dense gramigne,
la vasta palude sogghigna in faccia a 'l sole.

Il sole rifulge cocente tra candide nubi:
sol pochi alberi in cerchio stendono un'ombra ignava.

5A stormi innumeri su' turpi carcami marciti
con larghe ruote calan gracchiando i corvi:

il bufalo guata muggendo a' rossicci orizzonti:
ne 'l volo audace toccan le nubi i falchi.

Unica dea, la Febbre, su l'ali giallastre gravando,
10va lenta lenta giù pe' lugubri piani.

Su da le livide acque per entro a le fosse ed a' solchi
pregno di veleno sale un vapore e fuma,

fuma e s'annida ne' bronchi, s'infiltra ne 'l sangue,
il cerebro schiaccia, mette ne l'ossa il gelo.

15I mietitori curvi su la mortifera terra,
falcian le pingui messi, stringon le grosse biche.

Con strazî orrendi la fame, la fame li sprona
a l'aere maligno, a le fatiche dure...

Lasciano i vecchi adusti, le madri cadenti, le mogli,
20i bimbi che piangono tra le carezze e i baci:

lascian le tenui case lassù fra le libere balze,
u' co' selvaggi fiori la primavera ride:

lascian la lieta vista de 'l cerulo mare tra' pini
ne l'albe fredde, ne li occasi rutili;

25e traggono, e traggono qui co' la falce e co 'l ronco
a mille a mille per guadagnarsi un pane!...

Quivi non dolce canto di lieto augello a 'l tramonto
rompe 'l silenzio lungo, rallegra i mesti cuori:

i patrii stornelli non balzano quivi da 'l petto
30con i giocondi suoni d'amore e di speranza,

e se una giovin voce lontana solleva una nota
che rimembri le gioie presso a 'l materno lare,

in quella nota stanca tu senti tremare il disìo
d'una soave speme che a poco a poco muore.

35Qui tra l'erbaccia densa, tra i pallidi fiori, su l'acque
le serpi strisciano, s'attorcon sibilando;

e, maligno qual serpe, da' petti immiti trabocca
l'odio gigante: le bestemmie scoppiano,

mentre l'augure vento tra l'arse alberelle e le spiche,
40- Surgete, o genti! - sembra talor che frema.