Puerili (Leopardi)/Poema di forma didascalica

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Poema di forma didascalica

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IV


Poema di forma didascalica sulle selve e le foreste, la loro utilità, l'uso per navi, edilizi, ogni genere di costruzione, il modo di tenerle, e tutti gli altri oggetti reali ed economici e fisici, che le riguardano, trattati da parecchi autori anche recentissimi in libri a parte. Ma principalmente dovrebbe servirsi della infinita materia poetica, che le foreste e le selve somministrano; toccare le antiche ninfe, driadi, amadriadi, napee, le molte superstizioni degli antichi intorno alle selve, gli alberi consecrati agli dèi, gli uomini mutati in piante, le querce fatidiche, le selve sacre (siccome quella di cui Callimaco nell'Inno a Cerere), i timori panici degli antichi riguardo alle foreste, i fauni, i satiri, i silvani, i centauri, i tanti mostri, de' quali le popolavano, di cui ho parlato nel Saggio sui loro errori popolari; la selva terribile di Marsiglia, a cui non si poteva alcuno avvicinare di mezzogiorno e della quale parla Lucano; le cose contenute dalle foreste, i serpenti, le fiere, le cacce quindi e l'altre cose appartenenti alle fiere; le foreste di America non mai penetrate da uomo; cosi quelle d’altre parti del mondo, le loro differenze nei differenti climi, isole, ecc.; gli usi vari, massime appresso i popoli lontani, selvaggi; l’immensità delle foreste di questo o quel paese, come quelle che descrive lo Chateaubriand, parlando, se ben mi ricorda, del Diluvio nel Genio del cristianesimo, circa il principio. Si potrebbe anche far uso di quello che somministrano le Vite, per esempio, de' padri antichi solitari, e le diverse storie si profane, si massimamente sacre, sia ebrea, sia cristiana, come anche tutta la nostra religione. Potrebbe somministrare un bell'episodio fantastico la selva abbattuta, anzi penetrata per la prima volta forse dopo la creazione, in Isvizzera questi ultimi anni, di cui vedi la Gazzetta di Milano, 10 novembre 1819, nell'appendice; fingervi qualche famiglia umana non mai fatta partecipe del consorzio del mondo, ovvero far uso di quello che ho detto ne' miei Pensieri intorno alla vita degli animali e delle cose, indipendente dall'uomo e da quelli che noi chiamiamo «avvenimenti», e che non lo sono se non per la nostra schiatta, e non già pel mondo, che non se n'avvede.