R.D. 8 luglio 1923, n. 1729 - Unione dei comuni di Piacenza, S. Lazzaro Alberoni, S. Antonio Trebbia e Mortizza

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Regno d'Italia

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Unione dei comuni di Piacenza, S. Lazzaro Alberoni, S. Antonio Trebbia e Mortizza
1923
G.U. di pubblicazione: 17 agosto 1923, n. 193



Relazione di S. E. il Ministro dell’interno, Presidente del Consiglio dei Ministri, a S. M. il Re, in udienza dell’8 luglio 1923, sul decreto relativo alla unione dei comuni di Piacenza, S. Lazzaro Alberoni, S. Antonio Trebbia e Mortizza.

SIRE,

La circoscrizione territoriale del comune di Piacenza, quale venne stabilita con decreto Napoleonico del 10 settembre 1812, limitata cioè dalla strada di circonvallazione che gira a pochi metri dalle mura, costituisce per il Comune stesso una situazione di intollerabile disagio, che, frustrando ed intristendo gli sforzi di ogni attività pubblica e privata, ne ritarda o ne impedisce addirittura l’ulteriore promettente sviluppo.

Con una popolazione agglomerata di circa 42.000 abitanti, il Comune ha una superficie di non più di 300 ettari, che per la sua esiguità esclude anche il semplice esperimento di qualsiasi programma edilizio, come la risoluzione del problema di un regolare ordinamento di polizia cimiteriale, e la progettazione di lavori duraturi, capaci di segnare un’orma nella sfera dell'attività amministrativa.

Il comune di Piacenza che, come capoluogo, richiama e rappresenta gli interessi di tutta la Provincia, e prestando gli organismi di cui dispone ne cura l’incremento generale, è di fatto chiuso in sè ed isolato dalle comunità contermini nel cui territorio han dovuto trovare sede la stazione ferroviaria, il cimitero, il mercato del bestiame, il lazzaretto con annesso tubercolosario, i diversi stabilimenti militari rivendicati dal Comune e destinati all'industrializzazione, il Campo di Marte, quello delle esercitazioni ginnastiche, ecc.

Sulla linea estrema dell’abitato di Piacenza si sono innestati i Comuni contermini di S. Lazzaro Alberoni, S. Antonio Trebbia e Mortizza, i quali, profittando di una singolare situazione topografica, riescono, senza sopportare comunque gli oneri, a beneficiare delle agevolezze, delle comodità e delle condizioni di vita, in cui la città si muove con i suoi servizi organizzati attraverso una più completa evoluzione di istituti di ogni carattere, che soddisfano ai bisogni dell’individuo e della società.

E così il carico tributario, che dovrebbe equamente distribuirsi fra i possessori della ricchezza disseminata nei quattro Comuni, preme invece rudemente sulla popolazione circoscritta entro l’esiguo ambito delle mura.

In tale situazione l’assorbimento in quello di Piacenza dei Comuni predetti appare come indeclinabile necessità, quando si voglia costruire un Ente veramente forte per capacità terriera e per organica costituzione, il quale adeguatamente possa sopperire ai bisogni generali delle popolazioni, attuando insieme manifesti criteri di equità, di convenienza e di pubblica utilità.

L’amministrazione comunale di Piacenza, dal 1825 in poi, ha fatto ripetutamente voti per l’attuazione di tale provvedimento che non potrebbe essere ulteriormente rimandato senza grave danno e che mi onoro pertanto di sottoporre alla sanzione di Vostra Maestà concretato nell’unito schema di decreto.

Con lo stesso decreto si stabilisce anche la procedura da seguirsi per la fissazione delle condizioni alle quali deve aver luogo la unione, non essendo – data la specialità del caso – pienamente applicabili le disposizioni della vigente legge comunale e provinciale.

VITTORIO EMANUELE III

PER GRAZIA DI DIO E PER VOLONTÀ DELLA NAZIONE

RE D’ITALIA


In virtù della delegazione di poteri conferita al Governo del Re con la legge 3 dicembre 1922, n. 1601;
Veduta la legge comunale e provinciale, testo unico 4 febbraio 1915, n. 148;
Udito il Consiglio dei Ministri;
Sulla proposta del Nostro Ministro Segretario di Stato per gli affari dell’interno, Presidente del Consiglio dei Ministri;
Abbiamo decretato e decretiamo:

I comuni di Piacenza, San Lazzaro Alberoni, Sant’Antonio Trebbia e Mortizza, sono riuniti nell’unico comune di Piacenza.
Entro il 31 agosto anno corrente i Consigli comunali stabiliranno di comune accordo le condizioni dell’unione, ai sensi ed agli effetti del’art. 118 della legge comunale e provinciale, testo unico 4 febbraio 1915, n. 148. In difetto di dette deliberazioni od in caso di dissenso, si provvederà con decreto del Ministro dell’interno, sentiti la Giunta provinciale amministrativa ed il Consiglio di Stato.

Ordiniamo che il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sia inserta nella raccolta ufficiale delle leggi e dei decreti del Regno d’Italia, mandando a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.

Dato a Roma, addì 8 luglio 1928.

VITTORIO EMANUELE

MUSSOLINI.

Visto, il Guardasigilli: OVIGLIO.
Registrato alla Corte dei conti, addì 11 agosto 1923.
Atti del Governo, registro 215, foglio 116. – GISCI.