Renovatione della Chiesa/Meditazioni

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Dodici meditazioni

../Ricordi ../Ricordi detti e azioni IncludiIntestazione 01 ottobre 2009 75% Cristianesimo

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1. Potremo considerare che quando l’eterno Padre volse mandare il Verbo a pigliare carne humana, le tre divine Persone fecero prima consiglio in se stesse.

E l’anima, volendo fare qualche operazione, deve prima drento di se stessa far consiglio, cioè premeditare e considerare bene con che intenzione si muove e che fine pretende in essa.

In quell’eterno consiglio la giustitia e la misericordia non si accordavono. Così nell’anima, il timor di Dio et il timor del mondo e rispetto humano non si possono mai accordare se prima l’anima nel suo operare non procura con una retta giustizia, secondo Dio, di soddisfare a ciascun di questi timori e affetioni; sì come fece il Verbo, che in se stesso soddisfece e alla giustitia e alla misericordia.

La santissima Trinità elesse in questo consiglio, per esseguire l’opera dell’incarnazione del Verbo, la più pura et humile creatura che fussi nel mondo. Così l’anima in ogni sua operazione deve sempre eleggere il più puro, ch’è Jesu, con volere solo Lui e la sua amabilissima volontà.

2. Noi potremo considerare che Jesu nella sua natività ci mostrò le medesime virtù che ci dimostrò in croce, cioè la sua povertà et l’humiltà.

Nella natività si humiliò tanto, che volse esser posto in mezzo a dua animali e fu tanto poverino che nacque in povera stalla, manchevole d’ogni sovvenimento humano.

In croce non ebbe dove reclinare il suo sacratissimo capo, e si abbassò tanto sino a voler esser crocifisso in mezzo a dua ladroni.

Jesu quando e’nacque pigliò il latte, et in croce ci dette il suo Sangue, dimostrandoci che quando l’anima nasce a Dio riceve da lui il latte delle consolazioni, ma poi deve lasciare questo soave cibo et in cambio dar sangue, cioè esempio di verace virtù e di un vero patire per amor di Dio.

3. Potremo considerare che quando Jesu nacque, nacque nudo e volse esser posto in sul duro fieno, in mezzo a due vili animali, per dimostrare che si compiace et riposa in quell’anima che è humile e mortificata in tutte le sue potentie e sentimenti, e che terrà la concupiscibile et l’irascibile di modo a freno che l’una non desideri veruna cosa contro la volontà di Dio, e l’altra non si muova e risenta se non in quelle cose che appartengono all’honor di Dio e salute del prossimo.

Ancor nacque nudo, per dimostrare quanto si compiace nell’anima che è nuda e spoglia di ogni proprio volere, e non solamente nelle cose esteriori, ma che ancora non voglia servire Dio a suo modo ma come esso Dio si compiace.

4. Noi potremo considerare il grande amore che ci dimostrò Jesu in croce, et particularmente in quelle tre parole che disse, e nelle quali ci dimostrò ancora la sua gran misericordia et infinita sapienza.

Nella parola: Pater ignosce illis (Lc. 23,34), dimostrò la misericordia pregando per quelli che lo crocifiggevano.

Dicendo: sitio (Jo. 19,28), ci dimostrò l’amore, perché aveva più sete della salute delle anime nostre che non era quella nell’esteriore che tanto l’affliggeva. Et noi se vogliamo cavar la sete a Jesu, bisogna che abbiamo una gran sete del suo onore e della salute delle anime. E per il contrario che non doviamo aver sete e desiderio delle cose del mondo, perché verremo in tal modo a dare a bere a Jesu aceto e fiele. E siccome l’aceto et il fiele oltre ad essere amaro al gusto è anco nocivo, cosi è all’anima nociva della nostra reduzione questa sete delle cose del mondo.

In quella parola: consummatum est (Jo. 19,30), dimostrò la sua infinita sapienza con la quale seppe trovar modo di ridurre le sue creature nell’innocenzia in che le creò, consumando con tanto suo patire l’opera che il Padre eterno gli aveva [...].

5. Noi potremo considerare quelle parole che disse Jesu nel Evangelio che lui era la vite vera e che noi eramo i palmiti (cf. Jo. 15,5).

Questa vite fu piantata nella fruttuosa terra del ventre di Maria Vergine. E sì come la vite fa il fiore et il frutto quasi in un medesimo tempo, così Jesu nell’istesso tempo insegnava con parole e operava con vivi esempi di virtù.

Quando i palmiti sono disuniti dalla vite non possono far frutto; così noi, essendo disunite da Jesu non faremo mai frutto nessuno, ma se staremo unite a lui per trasformazione di volontà et amore faremo il medesimo frutto ch’esso, sì come i palmiti, stando uniti alla vite, danno l’istesso frutto che dà la vite. Perché l’anima che sta unita con Dio, diventa per partecipazione un altro Dio, e conseguentemente cava dal Verbo humanato, per imitazione, la pratica di quelle virtù ch’esso esercitò in terra, et particolarmente: una profonda humiltà, che la fa humiliare et abbassare in tutte le sue azioni, un ardente amore di Dio, et una vera carità verso il prossimo che per la salute e utilità di esso non stima se stesso né comodi del proprio corpo. In particolare ingegnanci di star sempre unite a Jesu.

6. Noi proteremmo considerare che nel giardino della santa Chiesa ci sono di molte cose che ricreano l’anima e particularmente ci è la memoria della passione di Jesu, che non solo la ricrea, ma gli dà un dolce nutrimento.

Et in questo dì possiamo considerare Jesu in sul Monte Calvario pendente in croce, (e versante per noi il suo prezioso Sangue) a guisa d’una vite. E sì come la vite ci dà il vino che nutrisce et inebria, così il Sangue di Jesu e la meditazione della sua passione nutrisce et inebria l’anima del divino amore. Ma bisogna che ci accostiamo a Jesu nell’orazione, et a meditar la sua passione con purità di cuore e vote di noi medesime e del nostro amor proprio, se ne vogliamo cavare questo dolce nutrimento e divina ebrietà, e si come a voler che il vino nutrisca et inebrii, bisogna che sia puro e non mescolato con di molta acqua.

7. Noi potremo considerare la grande humiltà che ci dimostrò Jesu quando volse esser battezzato da San Giovanni che era tanto inferiore a lui. E quanto il suo eterno Padre si compiacque in questa profonda humiltà del suo Unigenito, ce lo dimostrò in quelle parole: Hic est Filius meus dilectus in quo mihi bene complacui (Mt. 3,17).

E Jesu si compiace tanto nell’anima che è humile e si sottomette per humiltà sino a sua inferiori, che se ben non avesse in sé altre virtù che questa sola, gli basterebbe per acquistare la vita eterna.

8. Se noi vogliamo, sorelle, ascendere in cielo con Jesu, bisogna che ci alleggeriamo e sgraviamo da pesi per esser leggieri e atte a poter volare.

Non è cosa che ci renda più gravi e inabili a levarci in alto e andar dreto al nostro Sposo, che il peccato. Però noi doviamo con ogni diligenzia custodire il nostro cuore non solo da peccati ma da ogni minima imperfezione, e proccurare d’aver l’ali dell’odio di noi medesime e dell’amore in verso Dio.

9. Noi ci haremo a ingegnare di celebrare tutte le solennità con gran devozione, e in particolare della Santissima Trinità, perché tutte l’altre sono o di Jesu, o dello Spirito Santo, o della Vergine, ma questa è anco del Padre eterno.

E se tutte le creature devono honorare questa solennità, noi religiose in particolare lo doverremo fare; e particolarmente possiamo onorare la Santissima Trinità con l’osservanze de’ nostri tre santi voti. Il Padre eterno honoreremo con una vera osservanza del voto di obbedienza, perché quando i figliuoli sono obbedienti al padre, l’honorano grandemente. Daremo honore al Verbo con imitarlo nella virtù della santa povertà, la quale lui amò tanto e si fece tanto povero per noi che in croce non ebbe dove posare il suo sacratissimo capo. Con l’osservanza del voto della purità e castità daremo honore allo Spirito Santo, perché esso è Spirito purissimo e si diletta e compiace nell’anime che son caste e pure.

10. Noi potremo considerare come la Vergine Maria è come quel libro che vedde San Giovanni evangelista nell’Apocalisse, segnato con sette sigilli, e questo non lo poteva aprire se non l’Agnello (cf. Apoc. 5,5).

Questi sette sigilli sono i sette doni dello Spirito Santo che la Vergine Maria ebbe in sé con maggior pienezza che qualsivoglia pura creatura, e ancora si possan pigliare per sette privilegi che l’ebbe. Primo: che la fu ab eterno nelle mente di Dio eletta per primogenita di tutte le creature. Secondo: che concepì nel suo ventre (e carni) il Verbo e la sua humanità, pigliando a esso da sua puri sangui. Terzo: che santificò con la sua parola San Giovanni in virtù dell’humanato Verbo che stava racchiuso nel suo purissimo ventre. Quarto: che dopo di aver partorito Jesu, rimane Vergine. Quinto: che l’istesso Figliuol di Dio gli fu humile et obbediente suddito. Sesto: che il suo corpo doppo la morte non si corroppe. Settimo: che fu collocata alla destra del suo Figliuolo.

E se noi vogliamo alla morte nostra esser collocati in quel beato e felice regno del paradiso, bisogna che ora noi esercitiamo e pratichiamo la santa virtù, l’humiltà, la patientia, la carità et tutte l’altre. Ingiegnianci di farlo.

11. Noi potremmo considerare quelle parole di San Paulo e ingegnarci di poterle dire ancor noi: Per quem mihi mundus crucifixus est et ego mundo (Gal. 6,14).

Et allora le potremo dire in verità quando saremo contrarie al mondo. I mondani amano e vanno dreto a gli honori, son pieni di avarizia, d’impurità, di mille duplicità e simulazione. E noi se vogliamo esser contrarie al mondo bisognia che operiamo con ogni stiettezza, sincerità e purità d’intenzione, et che ci amiamo insieme con una vera e intrinsica dilezione, e sopra tutto che amiamo e pratichiamo in noi medesime l’humiltà et semplicità et l’altre virtù che ci fanno grate e giustevole a purissimi occhi del nostro Sposo.

12. L’anima che vuol arrivare alla perfezione, tra l’altre cose che deve fare, gli bisogna che conosca gli ostacoli che gli sono d impedimento a conseguirla, i quali sono molti, ma particularmente questi tre.

Il primo è l’amor delle creature, e più di se medesima. E ce lo dimostrò Jesu nell’Evangelio quando disse: Chi non renuntia a tutte le cose che possiede, non è degno di me (cf. Lc. 14,33; Mt. 10, 37s), che chi l’amava più di lui era indegno di lui.

Secondo: è la simulazione di aver una cosa nel cuore et un’altra dirne con la bocca. E questo ce lo dimostrò egli stesso quando disse pure nell’Evangelo che era Verità (cf. Jo. 14,6).

Il terzo è la disobbedienza a comandamenti divini, e noi religiose: a’ consigli, regola e costituzione e, come ancora, a’ nostri prelati e maggiori. Piace tanto a Jesu la virtù dell’obbedienza, che mediante questa esso si unisce all’anima. E sì come il cibo s’unisce con la creatura e la creatura col cibo, così l’anima obbediente si unisce a Jesu e Jesu con lei.

Note

  1. Nota: questi punti di meditazioni, in uno manoscritto in quatro fogli, sono autografi, trascritti da Suor Maria Grazia Gondi, compagna di noviziato di S. Maria Maddalena de' Pazzi, e corretti molto probabilmente della stessa Santa. Furono pronunciati sera, nella sala di noviziato, secondo un decreto, dovuto alla iniziativa di Suor Vangelista del Giocondo, allora eletta per la prima volta Priora, e approvato il 2 ottobre 1579 dalle quarantasei vocali del Monastero:
    A proporre ogni dì, doppo il santo silentio in sala qualche devota meditatione. Le Giovane, una per dì, cominciando dalla prima. E doppo detta meditatione ricordare che si ha a tener silentio dall'ultimo della dormitione sino a doppo la messa della mattina seguente. Le Novitie osservino il medesimo nella lor sala. Una nota marginale aggiunge: cominciò la prima volta Suor Maria Clemente [Buonromei] (Libro delli officij del monasterio di S. Maria delli Angeli nel Borgo San Friano, 1568-1670. Arch. Mon. Careggi, Serie III, Pal. III, 29, f. 11v).