Rime (Berni)/XXXVI. Capitolo a Messer Marco Veneziano

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
XXXVI. Capitolo a Messer Marco Veneziano [che s'era dipartito]

../XXXV. Capitolo a Messer Francesco Milanese ../XXXVII. A Giovan Mariani congratulandosi che sia vivo IncludiIntestazione 19 settembre 2008 75% letteratura

Francesco Berni - Rime (XVI secolo)
XXXVI. Capitolo a Messer Marco Veneziano [che s'era dipartito]
XXXV. Capitolo a Messer Francesco Milanese XXXVII. A Giovan Mariani congratulandosi che sia vivo

 
  
Quant’io vo più pensando alla pazzia,
messer Marco magnifico, che voi
3avete fatto e fate tuttavia,
  
d’esservi prima imbarcato e da poi
para pur via, sappiate che mi viene
6compassïon di voi stesso e di noi,
  
che dovevamo con cento catene
ligarvi stretto; ma noi siamo stati
9troppo da poco e voi troppo da bene.
  
Quel monsignor da gli stival tirati
poteva pure star dui giorni ancora,
12poi che dui mesi ce aveva uccellati
  
con dire: "Io voglio andar; io andrò ora",
ché pur veniva da monsignor mio
15la risposta, la qual è venuta ora;
  
e dice ch’è contento e loda Iddio
venga con voi e stia e vada e torni
18e facci tanto quanto v’è in disio,
  
pur che la stanza non passi otto giorni.
Ma Dio sa poi quel che sarebbe stato:
21al pan si guarda inanzi che s’inforni,
  
poi non importa quand’egli è infornato.
Or basta; io son qui solo come un cane
24e non magno più ostreghe né fiato;
  
e per disperazion vo via domane,
in loco ov’io v’aspetto e vi scongiuro
27che siate almen qui fra tre settimane,
  
perch’i’ altrimenti non sarei sicuro;
ciò è avrei da far... voi m’intendete,
30che sapete il preterito e ’l futuro.
  
Diranno: "Noi vogliam che tu sia prete";
"Noi vogliam che tu facci e che tu dica":
33io starò fresco se voi non ci sète.
  
Senza che più ve lo scriva o ridica,
venite via: che volete voi fare,
36fra cotesti orti di malva e d’ortica,
  
che son pei morti cosa singulare,
come dice el sonetto di Rosazzo?
39Io vo’ morir se ci potrete stare.
  
E per mia fe’, ch’è pur un bel solazzo
l’avere scelta questa vostra gita!
42È stato quasi un capriccio di pazzo.
  
Per certo egli era pur un’altra vita
Santa Maria di Grazie e quelle torte,
45delle quali io mi lecco ancor le dita;
  
quelle, vo’ dir, che ’n così varia sorte
ci apparecchiava messer Pagol Serra;
48che mi vien ora el sudor della morte,
  
a dir ch’io m’ho a partir di questa terra
et andarmi a ficcar in un paese
51dove si sta con simil cose in guerra;
  
di quella grazïosa, alma, cortese,
che vive come vivono i cristiani,
54parlo della brigata genovese,
  
Salvaghi, Arcani e Marini e Goani,
che Dio dia a’ lor cambi e lor faccende
57la sua benedizion ad ambe mani.
  
Era ben da propor, da chi s’intende
di compagnie e di trebbî, a coteste
60generazion salvatiche et orrende,
  
che paion sustituti della peste.
Or io non voglio andar moltiplicando
63in ciance che vi son forte moleste,
  
e ’n sul primo proposito tornando,
dico così, che voi torniate presto.
66A vostra signoria mi raccomando
  
e mi riserbo a bocca a dire il resto.