Rime (Guittone d'Arezzo)/Ahi Deo, che dolorosa

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Ahi Deo, che dolorosa

../Tutto mi strugge 'n pensero e 'n pianto ../A renformare amore e fede e spera IncludiIntestazione 12 gennaio 2010 100% Poesie

Guittone d'Arezzo - Rime (XIII secolo)
Ahi Deo, che dolorosa
Tutto mi strugge 'n pensero e 'n pianto A renformare amore e fede e spera


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VII

Gli è grave rivelare il suo profondo dissenso con Amore.


     Ahi Deo, che dolorosa
ragione aggio de dire,
che per poco partire
non fa meo cor, solo membrando d’ella!
     5Tant’è fort’e angosciosa,
che certo a gran pena
aggio tanto de lena,
che di bocca for traga la favella;
     e tuttavia tant’angosciosamente,
10che non mi posso già tanto penare,
ch’un solo motto trare
ne possa inter, parlando in esta via;
ma’ che pur dir vorria,
s’unque potesse, el nome e l’efetto
15del mal, che sì distretto
m’av’a sé, che posar non posso nente.
     Nome, lasso! ave Amore:
ahi Deo, ch’è falso nomo,
per ingegnare l’omo
20che l’efetto di lui cred’amoroso!
    Venenoso dolore
pien di tutto spiacere,
forsennato volere,
morte al corpo ed a l’alma lo coso,
     25ch’è ’l suo diritto nome in veritate.
Ma lo nome d’amor pot’om salvare,
segondo che mi pare:
amore quanto a morte vale a dire,
e ben face amortire
30onor e prode e gioia, ove si tene.

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Ahi, com’è morto bene
qual ha, sì come me, in podestate!
     Principio de l’efetto
suo, che saver mi tolle
35e me fa tutto folle,
smarruto e tracoitato malamente,
     per ch’a palese è detto
ca eo son forsennato:
sì son disonorato
40e tenuto noioso e dispiacente.
     E me e ’l meo in disamore ho, lasso,
e amo solo lei che m’odia a morte;
dolor più ch’altro forte
e tormento crudele e angoscioso,
45e spiacer sì noioso
che par mi strugga l’alma, il corpo e ’l core,
sento sì, che ’l tinore
propio non porea dir: perciò me’n lasso.
     Amore, perché tanto
50se’ ver’mene crudele,
già son te sì fedele
che non faccio altro mai che ’l tuo piacere?
     Ché con pietoso pianto
e con umil mercede
55ti so’ stato a lo piede
ben fa quint’anno a mercé chedere,
    adimostrando sempre il dolor meo,
ch’e sì crudele, e la mercé sì umana:
fera no è sì strana
60che non fosse divenuta pietosa;
e tu pur d’orgogliosa
mainera se’ ver’me sempre restato,
und’eo son disperato
e dico mal, poi ben valer non veo.
     65Orgoglio e villania
varrea più forse ’n tene,

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che pietanza o mercene,
per che voglio oramai di ciò far saggio:
     ché veggio spesse via
70per orgoglio atutare
ciò che mercé chiamare
non averea di far mai signoraggio.
     Però crudel villano enemico
seraggio, Amor, sempre ver’te, se vale;
75e, se non piggior male
ch’eo sostegno or non posso sostenere,
faraime adispiacere,
mentre ch’eo vivo, quanto più porai:
ch’eo non serò giamai
80in alcun modo tuo leale amico.
     O no Amor, ma morte,
quali e quanti dei pro’
d’onore e di pro
hai già partiti e parti a malo engegno!
     85Ché gioi’ prometti forte,
donando adesso noia;
e se talor dài gioia,
oh, quanto via piggior che noi’ la tegno!
     como che venta pei’ che perta a gioco
90è, segondo ciò pare.
Per ch’io biasmare te deggio e laudare:
biasmar di ciò, che miso al gioco m’hai
ov’ho perduto assai;
e laudar che non mai vincer m’hai dato;
95perch’averia locato
lo core in te giocando, e or lo sloco.
     Amor, non me blasmar s’io t’ho blasmato,
ma la tua fellonesca operazione:
ché non ha già ladrone
100de che biasmi signor c’ha lui dannato,
ma da sentirli grato
se merta morte e per un membro è varco;

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com’io te de lo marco
de lo mal tuo non ho grano un pesato.
     105Valente donna, or par vostra valenza:
ch’amor, cui teme onne vivente cosa,
tèmevi sí, non osa
mettersi in voi; e da poi me non poe
cosa altra dar, né cioe,
110or vi starebbe ben mercede avere!
Ch’adobleria il valere
di voi e ’l grado mio forte in piacenza.