Rime (Guittone d'Arezzo)/Sì mi destinge forte

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Sì mi destinge forte

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Guittone d'Arezzo - Rime (XIII secolo)
Sì mi destinge forte
Gioia gioiosa piagente Tutto ch'eo poco vaglia


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XXIII

Si conforta della lontananza, pensando d’esser ritenuto «fino amante».


     Sí mi destinge forte
l’amoroso disio,
e sí disconfortata è la mia spera,
che la vita m’è morte;
5ed esto male mio
creato fue di sí mala manera,
ch’esso solo di loco ond’è creato
pote cercar guerenza,
cioè dalla piangente donna mia.
10E certo eo no vorria
ch’avesser ta’ vertú i nemici mei,
ma voglio ben de lei,
perché mi piace piú per lei morire,
che per altra guerire,
15poi che mi credo tutto in sua piagenza;
ché me piace ed agenza
e morte e vita, qual che piú l’è ’n grato.
     En grato quale sia
certo non so di vero,
20poiché per me né per altrui non posso
dir lei la voglia mia;
ma lo suo piacentero
semblante in nascente in gioia è mosso
e me mostra di lei gran benvoglienza,
25sí che mi fa sperare
ch’ella m’acorerebbe con gran fede
en sua dolze merzede,
se domandato fossele per mene.
Ma pur, lasso!, non ene,
30poi non oso per me né per altrui;

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sí forte temo a cui
eo poi paleggi di sí grande affare:
meglio m’è tormentare,
che ’nver l’onor suo far fior di fallenza.
     35Fallenza forse pare
a lei ch’io son partuto
di lá ove stava, e stogli or piú lontano.
Ma non mi de’ blasmare,
ché piú giá non muto:
40lo core meo m’a pur lei prossimano.
Ma mutat’ho il corpo e fo semblante
ch’io non aggia che fare
in quella parte ov’è sua dimoranza,
perch’io so per certanza
45che discoverto amore non val fiore;
ché tempo con dolzore
poco dura; e tolle onore e pregio:
però non mi dispregio
né mi dispiace forte ognor penare
50per lei lontano stare,
poi non mi tegna meno fino amante.
     Va, mia canzon, lá ov’io non posso gire,
e raccomanda mene
a lei, che m’ha per suo leal servente;
55e dí che sia piagente
di dareme matera e ’nsegnamento
di dir lo mio talento,
com’io potesse lei; poich’io non saccio
como da per me faccio
60di ciò pensare; ed hammi messo e tene
lontan di tutto bene,
e fammi doloroso ognor languire.