Rime (Stampa)/Rime d'amore/CCXLI

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Rime d'amore

CCXLI

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CCXLI

Che cosa è amore.

     Donne, voi che fin qui libere e sciolte
degli amorosi lacci vi trovate,
onde son io e son tant’altre avolte,
     se di saper che cosa sia bramate
quest’Amor, che signor ha fatto e dio
non pur la nostra, ma l’antica etate,
     è un affetto ardente, un van disio
d’ombre fallaci, un volontario inganno,
un por se stesso e ’l suo bene in oblio,
     un cercar suo malgrado con affanno
quel che o mai non si trova, o, se pur viene,
avuto, arreca penitenzia e danno,
     un nutrir la sua vita sol di spene,
un aver sempre mai pensieri e voglie
di fredda gelosia, di dubbi piene,
     un laccio che s’allaccia e non si scioglie,
quando altrui piace, un gir spargendo seme,
di cui buon frutto mai non si ricoglie,
     una cura mordace, che ’l cor preme,
un la sua liberiate e la sua gioia
e la sua pace andar perdendo insieme,
     un morir, né sentir perché si moia,
un arder dentro d’un vivace ardore,
un esser mesta e non sentir la noia,

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     un mostrar quel ch’uom chiude dentr’e fore.
un esser sempre pallido e tremante,
un errar sempre e non veder l’errore,
     un avilirsi al viso amato innante,
un esser fuor di lui franca ed ardita,
un non saper tener ferme le piante,
     un aver spesso in odio la sua vita
ed amar piú l’altrui, un esser spesso
or mesta e fosca, or lieta e colorita,
     un ogni studio in non cale aver messo,
un fugir il comerzio de le genti,
un esser da sé lunge ed altrui presso,
     un far seco ragioni ed argomenti
e disegni ed imagini, che poi
tutti qual polve via portano i venti,
     un non dormire a pieno i sonni suoi,
un destarsi sdegnosa ed un sognarsi
sempre cosa contraria a quel che vuoi,
     un aver doglia e non voler lagnarsi
di chi n’offende, anzi rivolger l’ira
contra se stesso e sol seco sdegnarsi,
     un veder sol un viso ove si mira,
un in esso affissarsi, benché lunge,
un gioir l’alma, quando si sospira,
     e finalmente un mal che unge e punge.

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