Rime (Vittoria Colonna)/Testimonianze onorevoli di varj illustri autori intorno alla persona ed agli scritti di Vittoria Colonna Marchesana di Pescara

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Testimonianze onorevoli di varj illustri autori intorno alla persona ed agli scritti di Vittoria Colonna Marchesana di Pescara

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Testimonianze onorevoli di varj illustri autori intorno alla persona ed agli scritti di Vittoria Colonna Marchesana di Pescara
La vita di Vittoria Colonna Marchesana di Pescara Catalogo delle principali edizioni delle Rime di Vittoria Colonna


PAOLO GIOVIO
nella Vita di Ferrando d’Avalos
Marchese di Pescara.

Quasi che fino allora al Pescara, che vagiva in culla, avendo egli ad essere col favor delle stelle unico Capitano dell’ età sua, la fortuna promettesse tal moglie, la quale come dono dotale portasse in casa del marito il nome fatale di Vittoria, ed essa Donna fra tutte le altre elettissima di Religione, di bellezza, di Lettere, e di Nobiltà, con certa rara felicità di scambievole sorte si avesse a congiungere a invittissimo marito.


Ludovico Dolce nel suo [*] Dialogo della Instituzion delle Donna a pag. 15. V.n. per Gabriel Giolito 1547. in 8.

E se egli si convenisse dopo le Reine nominar le private non vorrei tacere Cassandra Fedele della mia Città, la quale pudica Donna fu talmente dotta, che più volte disputò pubblicamente con grandissimo onore, e fra le Epistole del Poliziano una ve ne ho già letta scritta a lei…. ma che mi bisogna discendere alle private avendo innanzi due illustri esempj l’uno della Signora Vittoria Colonna Marchesa di Pescara, l’ altro della Signora Veronica Gambara Contessa di Correggio, ambedue dotte nelle umane, e nelle Divine lettere, ed ambedue esemplari di Religione, e di castità insieme.


Alessandro Zilioli nell’ Istoria delle Vite de’ Poeti Italiani MS. esistente presso al Sig. Conte Gian Maria Mazzucchelli a carte 198 così scrive di Vittoria Colonna.

Questa nobilissima Donna, che è stata in ammirazione appresso i dotti del suo tempo, così degnamente ha poetato nella nostra lingua, che le sue Rime sono stimate al pari di quelle de’ primi compositori della passata età; e Rinaldo Corso da Correggio vi fece sopra il Commento, e lo stile suo giudizioso, ed affettuoso, e con ornamenti tali di dottrina, e di erudizione, che superano d’ assai la condizione femminile.


Pietro Paolo Ribera nelle Glorie immortali delle Donne illustri. pag. 301. edizion di Venezia per Evangelista Deuchino in 4.

Vittoria Colonna, Marchesa di Pescara fu virtuosissima in lettere; compose alquante opere in varie materie, tra le quali il Trionfo della Croce in elegantissimi Terzetti.


Gilasco Eutelidense cioè il P. Mariano Ruele Carmelitano nella sua Biblioteca Volante dell’ edizion di Roma Scan. XXIII.

In tanta stima quest’ eccellente Donna salì all’ età sua, che nella prima edizione delle sue Rime fatta in Parma 1538. in 8. le fu dato il titolo di Divina, e nella seconda seguita in Venezia per Comin da Trino nel 1540. in 8. quello di Diva, titoli, che ne’ tempi andati si dispensavano ad Uomini eccellentissimi in qualunque genere.


Gio: Mario Crescimbeni nella Storia della Volgar Poesia Lib. II. pag. 119.

Io non credo che la barbarie dell’antecedente secolo avesse maggior colpo, e più sensibile di quello che una valorosa Donna le diede, nella quale non solamente le Muse, ma le Scienze tutte parve, che il Cielo trasfondesse, e come in proporzionato, e sicuro luogo ponesse in serbo i suoi più singolari tesori. Egli è questa maravigliosa Donna, Vittoria figliuola di Fabbrizio Colonna, di cui Roma, anzi il Mondo tutto vide, e vede rarissime pari, e nella chiarezza de’ natali, e nella bellezza del corpo, e in quella dell’ animo. Ma se unica non seppe appellarla il Mondo in queste cose, ben tale la riconobbe la Toscana Poesia nel maneggio delle sue Liriche Muse, nelle quali con tanta felicità, e dottrina adoperò, che innalzossi sopra tutte le Donne, e potè gloriarsi di camminare a paro à paro co’ maggiori seguaci del Petrarca, dai quali ricevè il titolo di Divina, che poi le fu confermato universalmente. Nè senza ragione; perciocchè nelle sue Rime sparse, e nascose tai semi di Scienze, che il Canzoniere, che produsse, può dirsi miniera inesausta di finissimo oro, e di gemme più preziose; allo scoprimento del qual tesoro intese con grande studio, e fatica il dottissimo Vescovo di Strongoli Rinaldo Corso, che stimò sua fortuna di ornar con pienissimi Commentarj le Rime di sì gran Donna.


Ludovico Antonio Muratori nel Trattato della Perfetta Poesia Italiana Vol. II. pag. 336. parlando del Sonetto scritto al Bembo nella morte del suo marito, così dice:

Basterebbe questo Sonetto per farci fede, se già non ne fossimo certi, del felice ingegno della Marchesana di Pescara. Certo che noi possiamo quì ammirare una sodissima architettura, che ingegnosamente lega insieme l’ encomio sì del Bembo, come del defunto Marchese. Lo stile è nobilmente chiaro, modestamente acuto, ed il componimento tutto sì giudiziosamente condotto, che gli ingegni mezzani un somigliante non ne farebbero, e i sublimi si pregierebbero d’ averlo fatto.


Francesco Saverio Quadrio nella sua Storia e Ragione d’ogni Poesia Tom. II. pag. 332.

Vittoria figliuola di Fabbrizio Colonna, e moglie di Ferdinando Francesco Marchese di Pescara non pure andò del pari con ogni più rinomato Poeta, ma nel maneggio degli affetti tolse per avventura a’ coetanei la palma. Tutti gli Scrittori, che di queste materie favellano, hanno fatta giustizia al merito di questa castissima, e gloriosissima Poetessa. Noi non sapremmo come meglio lodarla, che dicendo col Gesuita Possevino, che le Rime di essa spirano universalmente dignità, religione, e grandezza.


Lucrezia Marinella nel suo Trattato della Nobiltà ed Eccellenza delle Donne. Venezia 1601. per il Ciotti pag. 41.

Vittoria Colonna fu dottissima, e compose molti Sonetti bellissimi.


Agostino Bevazzano nelle sue volgari, e latine cose pubblicate in Venezia per Bartolomeo Zanetti. in 8. l’ anno 1538.

O di pudico amor esempio chiaro,
   Donna, che al nome egual valore avete,
   Onde senza esser vinta mai, vincete,
   Quanto il servo desir ha dolce e caro.
Il proprio Sol, il divin Spirto, il raro
   Sposo vostro, di cui morto anco ardete,
   In puro stile or dolce voi piangete,
   Sovra quanti altamente già cantaro.
Ben cortese destin, che udir ne diede
   Sì chiara tromba, e sì lodato canto;
   Dove amor vivo, e morto arder si vede.
Beata voi; e lui per voi; ch’ ei quanto
   Dura il Ciel, fia di vera gloria erede,
   E voi viva terrà la fiamma, e il pianto.

Se ben il vostro Sol del Cielo in parte
   Debita a lui risplende presso a Giove;
   Pur più amarlo che mai, par che vi giove,
   Che dal cor morte un vero amor non parte.
E se questo Sol vostro, onor di Marte
   Vive tra noi per le mostrate prove,
   Voi col color, che non si trova altrove,
   Che in Parnaso il pingete vivo in carte.
Felice voi; felice ben; che a tale
   Congiunta vi trovaste al tempo nostro
   Di qual si voglia spirto antico eguale,
Ma più felice voi; che nel cor vostro
   Fu vivo, e morto vive; onde immortale
   Si vede far del solo eterno inchiostro.


Il Cav. Giambatista Marini nella sua Galleria pag. 287.

Sovra il mio stabil marmo, invitta Donna,
   Diedi appoggio fedele al gran Consorte.
   Ne’ vivi intagli della mia Colonna
   Spuntai lo stral, ruppi la falce a morte.
   Ingegno con beltà, plettro con gonna
   Congiunsi insieme, ed agguagliai di sorte,
   Che altri per me contando esser conchiuse
   Due Vener, quattro Grazie, dieci Muse.


Pierius Valerianus Hieroglyfic. in Dedicatione Fenicis ad Victoriam Columnam.

Magni omnino ponderis est Pindari Lyricorum Principis dictum illud, alio quamvis numero in hanc certe sententiam: Carmine res vivunt, carmina rebus egent. Nam Scriptor quamtumlibet elegans, & eximius, si vana, & inania mandare litteris aggrediatur, puta purpura simiam vestiat, nihil aliud assequatur, nisi ut omnibus sir derisui, atque ludibrio. Si vero facta inclyta, praeclaraque ab inepto, imperitoque Scriptore celebrentur, neglecta statim turpiter exolescent. Haec dum mecum reputo, honoratissima Victoria, tuamque erga desideratissimum Conjugem pietatem considero, illiusque res praeclare gestas Musarum tuarum elegantia decorari conspicio, fortunatissimum Principem appello, qui cum tot ante annos e vita migrarit, per te quotidie reviviscat, clariorque & illustrior evadat. Te autem non minus beatam, quae materiam susceperis tam insignem, tam celebrari dignam, quae immortalem gloriam tam illi sit, quam tibi sine dubio paritura; ideoque vestrae plurimum gratulor felicitati. An non ille egregie felix, qui virtutibus omnibus heroicis ornatissimus, rebus tot, tantisque sapientissime procuratis, gloriosissimeque confectis post optima illa spolia tam praeclara ad Ticinum parta, quasi splendidius nihil imposterum expectare posset e vita migrans uxorem te reliquerit tam piam, tam pudicam, tam doctam, tali praestantem ingenio, eaque facundia, & arte scribendi praeditam, ut quantum ille rerum gestarum splendore illustris est, tantum tu scribendo, & unum illud celebrando clarissima passim habearis, in ambiguoque posueris, utrum ille res illas prudentius feliciusve fecerit; an tu ea doctius, & elegantius victurae memoriae commendaris? &c.


M. Antonius Flaminius ad Villam Marianam. De Victoria Columna inter Carmina quinque illustrium Poetarum edita Venetiis. 1558. apud Hieronymum Lilium. in 8. pag. 65.

Salve magna domus, meae Columnae
   Natalis, domus o beata salve.
   Hic ne vagiit illa Musa, doctis
   Quam Phebus decimam addidit Camoenis?
   Coeli lumina vidit hic ne primum
   Coelo foemina digna? digna celsis
   Nasci, & vivere in aedibus Deorum
   Supra sidera sidus ipse clarum.
   O felix domus! hic Minerva pulchras
   Artes edocuit meam Columnam,
   Hic illi citharam dedit canorus
   Apollo, superaque, dixit, omnes,
   O Victoria, feminas canendo,
   Quotquot magna tulit, feretque tellus,
   At te ne superent novem sorores,
   Jovis progenies novem sorores.
   Fortunata domus, domus beata
   Audisti toties meae Columnae
   Illa carmina, quae movere mentes,
   Quae vim sistere fluminum solebant.
   Tibi Cynthia silva saepe, saepe
   Invidit tibi Cyrrha, & antra Pindi,
   Et fontes Heliconii recessus.
   Jactat Creta Jovem, suam Dianam
   Delos inclyta, tu tua Columna
   Gloriare domus beata, pace
   Et Jovis liceat loqui, & Dianae,
   Non Delo minor es, minorve Creta.


Idem ad Hieronymum Turrianum de Morte Victoriae Columnae in iisdem Carminibus pag.87.


Cur desiderio modum, & dolori
   Me vis ponere Turriane? acerbo
   Cui Victoria fato adempta, quae me
   Non minus quam oculos suos amabat,
   Qua nihil veniens ab ultimo Indo
   Clarius, meliusve Sol videbat,
   Cui mens candida, candidique mores,
   Virtus vivida, comitasque sancta,
   Caeleste ingenium, eruditioque
   Rara, nectare dulciora verba,
   Summa nobilitas, decora vultus
   Majestas, opulenta, sed bonorum
   Et res, & domus usque aperta ad usus.
   Illa carminibus suis poetas,
   Quotquot saecula multa protulerunt,
   Longe vicerat, illa vincit omnes,
   Sive flebilibus modis maritum
   Extinctum decorans sepulcro ab imo
   Summa ducit in astra, sive Regi
   Caelitum, unigenaeve Regis hymnos
   Filio canit, illa vel canendo
   Ventos sistere, fluminum morari
   Impetus, poteratque leniores
   Tigres reddere mitibus columbis. &c.


Paulus Jovius in Vita Pompeii Columnae pag. 383.

Scripsit demum graviore consilio, laboreque justum volumen De Laudibus Mulierum a multis priscae virtutis exemplis, atque orationis jucunditate eruditorum lectione dignissimum; quod se in honorem Victoriae Columnae gentilis suae composuisse dicebat, cui & non pari studio ob excelsam nobilissimi, eruditissimique ingenii virtutem, eximiamque Christiani animi pietatem septem libros de Vita, & rebus gestis Piscarii Mariti ipsius invictissimi Ducis dicavimus.


Joannes Casa in Vita Gasparis Contareni inter ejus Latina Monumenta Florentiae 1707. in 4. pag. 133.

Eum vero librum (De Libero Arbitrio) misit ad Victoriam Columnam feminam lectissimam, & quae ob eximium amorem erga virum mortuum, admirabilemque ingenii laudem in condendo carmine, maximo quoque honore digna est.


Jacobus Sadoletus in Epistola ad Reginaldum Polum inter illas hujus Cardinalis editas Brixiae Part. II. pag. 9.

Legi sanctissimae, & prudentissimae feminae Piscariae Dominae ad te litteras, in quibus illa mei mentionem facit, videturque nostram hic stationem approbare; quod ego incredibiliter gaudeo, mea consilia tantae esse & virtuti, & sapientiae adprobata.