Rubin e il problema della trasformazione dei valori in prezzi di produzione/Capitolo 3.4

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La trasformazione dei valori in prezzi di produzione

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La trasformazione dei valori in prezzi di produzione
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Rubin inizia così la sua risposta finale ai critici che riscontrano pretese "contraddizioni" tra il primo e il terzo libro del Capitale ribadendo che per lui il problema della trasformazione dei valori in prezzi non esiste


"I critici che vedevano una contraddizione tra il I e il III libro [...] assumevano come punto di partenza una concezione ristretta della teoria del valore, come espressione delle proporzioni quantitative dello scambio delle merci. [Dal loro punto di vista] non rappresentano due diversi livelli di astrazione di uno stesso fenomeno, ma piuttosto due teorie in contraddizione tra loro. [...]Ma non hanno compreso che la formula delle proporzioni quantitative dello scambio non è che il risultato finale a cui perviene una teoria molto più complessa, che ha a che fare con la formasociale dei fenomeni connessi al valore." (ivi 201).


Se nell'economia mercantile semplice un incremento della produttività del lavoro influenza direttamente i prezzi di mercato e la distribuzione sociale del lavoro, nel capitalismo questo avviene soloattraverso la redistribuzione del capitale, influenzando i costi di produzione o il saggio del profitto o entrambi (ibidem). La teoria del valore deve modificarsi per diventare una teoria del prezzo di produzionese vuole spiegare i rapporti della società capitalistica che comprendono certamente anche quelli fondamentali di compravendita di merci, ma dove sono presenti anche quelli tra capitalisti-capitalisti e capitalisti-operai1legge del valore non si "trasforma" nella legge del prezzo di produzione come fosse una legge "parallela", concorrenziale; si trasforma nella legge del prezzo di produzione quando l'analisi scientifica si trasforma anch'essa da analisi di un solo aspetto dell'economia capitalistica (rapporti tra produttori di merci) ad analisi integrata di altri aspetti fondamentali.

Rubin spiega che i valori non esistono nella realtà perché l'affermarsi del capitalismo e la conseguente concorrenza tra capitali li ha trasformati in prezzi di produzione tuttavia questi sono causalmente influenzati e determinati dalla legge del valore. Lo schema produttività del lavoro → lavoro astratto → valore → distribuzione del lavoro sociale diventa nel capitalismo mediato da una fase intermedia, dovuta alla distribuzione del capitale: produttività del lavoro → lavoro astratto → valore → prezzo di produzione → distribuzione del capitale → distribuzione del lavoro(ivi 202). Nell'economia mercantile semplice una maggiore produttività del lavoro concreto si trasformava in una minore quantità di lavoro reificata in merci, la quale modificava e rideterminava la distribuzione del lavoro sociale in virtù della legge dell'egual guadagno per eguale quantità di lavoro. Nel capitalismo una maggiore produttività del lavoro concreto si trasforma ugualmente in una minore quantità di lavoro e in un minor valore unitario della merce, ma non è in grado di modificare direttamentela distribuzione sociale del lavoro perché il prezzo delle merci è soggetto alla legge dell'egual profitto per eguale capitale; influenza però comunque il prezzo di produzione (i suoi costi di produzione o il saggio medio del profitto o entrambi) e, di conseguenza la distribuzione del capitale e quindi la distribuzione sociale del lavoro.


Note

  1. E questa "trasformazione" altro non è poi che il "famoso" modo di analisi dialettico che Marx utilizza, sviluppando le contraddizioni di ogni categoria economica per trasformarla nella sua evoluzione. Allo stesso modo, infatti, possiamo dire che la teoria del prezzo di produzione e il suo modello economico è assai più simile alla societ capitalistica, ma non comprende tutti i rapporti che la caratterizzano; infatti manca di tutte quelle teorie successive esposte nel III Libro del Capitale come quella della rendita, dell'interesse, del profitto commerciale, ecc.